Annegato nella maxi cisterna a Maccastorna: in quattro finiscono a giudizio

Si andrà a processo per il tragico infortunio nel 2019 nel “digestore” di cascina Canova, vittima un 32enne austriaco

Annegato nella maxi cisterna a Maccastorna: in quattro finiscono a giudizio
La ricerca della salma nel digestore (archivio)

Quattro rinvii a giudizio a Lodi per l’infortunio mortale sul lavoro del 25 luglio 2019 a Maccastorna, dove un operaio austriaco di 32 anni, Joachim Bauer, era morto annegato nell’enorme cisterna del “digestore 2” di cascina Canova. In due, il titolare 73enne dell’impresa agricola Antonio Biancardi, committente dei lavori di manutenzione, e il manager 60enne austriaco A.M., titolare della ditta che aveva avuto l’appalto, hanno scelto di affrontare il processo per difendersi, ritenendo di non avere responsabilità. In due, invece, responsabili della ditta che in subappalto doveva solo sostituire il telo, hanno scelto il rito abbreviato, e il verdetto per loro arriverà a metà maggio.

Il processo invece entrerà nel vivo con le prime testimonianze solo a novembre. L’Ats aveva ricostruito la probabile catena degli eventi. L’agricoltore aveva un contratto di manutenzione con un’impresa con sedi in Austria e in Alto Adige, che peraltro aveva progettato e costruito l’impianto, e quella mattina era prevista la sostituzione del telo che chiude superiormente l’enorme cisterna in cui fermentano scarti agricoli per generare il biogas.

La vittima si sarebbe messa a camminare sulla copertura, per agganciarla al braccio di una gru che avrebbe dovuto sollevarla per la sostituzione. Il telo però, già lacerato, sarebbe ceduto all’improvviso, e l’operaio, fratello del titolare della ditta subappaltatrice, era scomparso nel liquame. I vigili del fuoco erano riusciti a recuperare la salma solo in serata. Secondo gli inquirenti, il 32enne si sarebbe dovuto legare con una cintura di sicurezza prima di camminare sul telo. E la presenza di un appaltatore ma anche di un subappaltatore, quindi di due distinte imprese sul medesimo cantiere, avrebbe imposto all’agricoltore di far elaborare uno specifico documento di valutazione dei rischi. «Ma in quel momento era presente nel cantiere solo la ditta subappaltatrice, senza interferenze», spiegano gli avvocati Stefano Giangrande e Antonio Oddo. Per tutti gli imputati, l’ipotesi è di cooperazione in omicidio colposo dovuto a inosservanza delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

Sembra che attorno al digestore fosse stata installata un’impalcatura completa, a protezione per eventuali cadute verso l’esterno, ma anche che quella di non assicurarsi con una fune di sicurezza fosse stata una decisione presa dalla vittima stessa, che potrebbe aver sottovalutato il fatto che il telo potesse essere già così lesionato da non poter sopportare il suo peso.

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