Anche a Lodi realizziamo l’ecoquartiere

Anche a Lodi, anche nei comuni del Lodigiano, si può e si deve cominciare a edificare eco-quartieri. Sì, non più solo case in classe A, non più solo pannelli solari sul tetto e edifici in grado di garantire maggior confort ai loro ospiti. Ma intere porzioni di paesi e città, con i servizi di mobilità, uso dell’acqua, delle risorse e dei rifiuti prodotti, progettati e studiati per essere “sostenibili”. Cioè essere capaci di garantire anche nel futuro, insieme, qualità della vita, integrazione sociale e durabilità dell’investimento. E che si deve cominciare a pensare a Lodi per l’area dell’ex Abb, in pieno centro cittadino, nel principale snodo del trasporto pubblico provinciale. Questo il messaggio che Legambiente vuole lanciare con la presentazione di “Green Life” a Lodi lunedì, 21 marzo, alle 21 di sera al Teatro Le Vigne. “Green Life” è un libro – manifesto per la città del futuro, ma è anche stata una mostra di successo lo scorso anno alla Triennale di Milano (quasi 20 mila visitatori paganti). E’ il racconto degli “ecoquartieri” costruiti in Europa che accresce il desiderio di viverci. Nel 1995 il comune di Linz, capoluogo di provincia dell’Austria meridionale, affida il master plan di un nuovo grande quartiere periurbano (25 mila abitanti) a Thomas Herzog. Nasce così Solar city, una città progettata, dalla disposizione degli edifici e dei servizi, per valorizzare al massimo l’energia del sole e risparmiare carburanti. Sono chiamati famosi architetti come Norman Foster, Richard Rogers, Norbert Kaiser, Peter Latz e Renzo Piano. Un tram veloce assicura rapidi collegamenti con il centro di Linz, servizi di quartiere, piste ciclabili e tanto verde assecondano stili di vita e mobilità del futuro ad un quartiere al cui centro stanno abitazioni costruite secondo gli standard della edilizia popolare. Cinque anni dopo, nel 2000, è il comune di Bolzano ad ordinare all’Olandese Frits van Dongen il nuovo quartiere di edilizia agevolata (950 alloggi) Casanova, tutto nei nuovi standard Casaclima di classe A. E’ un quartiere a forte densità, palazzi di 6 o 7 piani, tetti solari, spazi comuni, piazze verdi senza parcheggi in superficie. E’ invece una bella storia di progettazione partecipata quella del quartiere Vauban (2.000 appartamenti) nella tedesca Friburgo, che si sviluppa a partire dal 1993 come recupero di un vecchio sito dell’esercito francese. Al posto di un centro commerciale nasce un ecoquartiere modellato sui bisogni abitativi delle giovani famiglie della vivace città che in quegli anni diviene la capitale dell’industria solare europea: nel quartiere non possono circolare automobili, liberando così tanto spazio al verde, ai giochi dei bambini e luoghi di socialità. Classe energetica massima (150 appartamenti in edilizia passiva, cioè senza impianti di riscaldamento), una infinità di pannelli solari e il 40% delle famiglie non possiede l’automobile. All’opposto, i nuovi quartieri di Vienna progettati per ciclisti, nascono da un investimento immobiliare: nel 1996 a Vienna partono i lavori per il quartiere Floridsdorf con 244 appartamenti costruiti per inquilini che si sono contrattualmente obbligati a non possedere un’auto. Lo spazio e l’investimento non utilizzati per le auto è stato dedicato a strutture comuni, come officine per riparare le bici, il car sharing, una sauna, una palestra, spazi gioco per i bambini, un centro per i giovani, giardini pensili. Sull’onda del successo si realizza, tra il 2006 e il 2008 un complesso edilizio con 99 appartamenti, con un nome che parla chiaro: Bike city. Un successo di domande, ben 5 mila, spingono alla progettare una Bike City 2, vicino al Danubio, con circa 250 appartamenti, con un hotel specializzato per i ciclisti ed un parcheggio scambiatore per una connessione diretta con il trasporto pubblico cittadino. La Commissione Europea ha assegnato i premi “Green capital” 2010 e 2011 rispettivamente alle città di Stoccolma e di Amburgo per l’impegno nelle politiche verdi, costituite da interventi di ricostruzione urbana (nuovi ecoquartieri densi di abitazioni, servizi e imprese) e naturale (giardini, forestazione urbana e acqua), servizi di trasporto pubblici, efficienza energetica e priorità alle rinnovabili. Stoccolma si propone di divenire “fossil free” (consumo di gas e petrolio zero) entro il 2050, intanto ha già ridotto dal 20% le sue emissioni, grazie all’energie del vento. Amburgo, più modestamente, si propone di ridurre i consumi fossili dell’80% al 2050. Intanto è riuscita a rientrare nei limiti di qualità dell’aria bloccando la crescita del trasporto su gomma, grazie a trasporto pubblico, 1.700 chilometri di piste ciclabili e 30 all’ora di velocità massima sul metà delle strade. Milano e il suo ecopass ha solo da imparare. La città di Monaco di Baviera ha deciso di divenire entro il 2020 dipendente esclusivamente da energie rinnovabili. Quindi, oltre a installare molti più pannelli solari di noi, ha deciso di investire su una centrale solare in Spagna e un grande campo eolico nel mare del Nord: al 2020 anche la fabbrica della BMW funzionerà ad energia rinnovabile. Senza petrolio e senza nucleare, perché conviene. In Italia il governo ha lanciato il Piano casa per rilanciare l’edilizia, solleticandoci con premi in volumetria senza qualità. Risultato? Meno di 200 richieste in tutta la regione Lombardia. Mentre nella nostra regione i proprietari ben 200 mila edifici hanno sfruttato la detrazione fiscale del 55% per interventi di risparmio energetico. Il governo francese, per rilanciare l’edilizia, ha lanciato un concorso nazionale di Ecoquartieri. Risultato? Amministrazioni di più di cento città si sono alleate ai privati, per realizzare recupero di aree dismesse o quartieri da risanare, puntando davvero alla green economy, all’abitare e al vivere del futuro.


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