Al Predabissi l’archivio del dolore: «Venite a prendere gli oggetti dei vostri cari morti per Covid». Guarda il video con l’appello

Gli operatori del Predabissi custodiscono 200 beni e lanciano un appello alle famiglie che hanno perso un parente a causa del Covid durante il primo lockdown: in ospedale hanno la possibilità di riprendere gli oggetti personali dei loro defunti

Si sono spenti a causa del Covid nei letti dell’ospedale del Predabissi e a distanza di mesi nessuno ha ancora ritirato i loro effetti personali. Una volta superata la fase peggiore dell’emergenza sanitaria, ora l’attenzione viene posta su orologi, cellulari, fedi nuziali e altri beni che sono appartenuti a dei pazienti che il virus si è portato via.

Si tratta di oggetti che sono stati trovati sui comodini o che indossavano al momento del decesso le centinaia di degenti che hanno perso la loro battaglia da soli, in un momento in cui il nosocomio era blindato e pertanto i famigliari non potevano andarli a trovare. Se dunque in molti casi, soprattutto nell’anno in corso, diverse persone si sono poi recate in ospedale a prendere ciò che era appartenuto ad amici e congiunti, all’interno della struttura c’è comunque un armadio in cui vengono ancora conservati circa 200 ricordi di chi non c’è più. La maggior parte del contenuto degli scaffali appositamente allestiti risale al 2020, ovvero al periodo in assoluto più buio della pandemia. A questo punto il personale del Predabissi è determinato a fare il possibile affinché questi “averi”, che hanno un valore esclusivamente affettivo, vengano consegnati ai famigliari dei defunti. In realtà l’ospedale ha già fatto una serie di tenaci tentativi per rintracciare chi di dovere, ma sino ad ora non è riuscito nel suo intento. Pertanto è partito un appello lanciato con dei video in cui prendono la parola alcuni operatori sanitari del Predabissi. Un’addetta in camice bianco, davanti ad un tavolo pieno di buste, all’interno delle quali sono stati riposti gli oggetti con il nome del defunto a cui sono appartenuti, spiega: “Sappiamo di aprire una ferita dolorosa, ma confidiamo di restituirli quanto prima ai loro parenti”. Nei prossimi giorni sul sito Internet del Predabissi verrà creata un’apposita finestra con le foto dei beni che attendono di essere ritirati e l’indicazione, se qualcuno riconoscesse qualche oggetto famigliare, di contattare il nosocomio attraverso l’indirizzo mail [email protected].

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