Lodi, aiuti concreti alle famiglie dal fondo di solidarietà

Lodi, aiuti concreti alle famiglie dal fondo di solidarietà

La segretaria generale Paola Arghenini: «Ci aspettiamo una maggiore richiesta nei prossimi mesi»

A favore delle famiglie in difficoltà, continua l’attività del Fondo diocesano di solidarietà. Con le nuove modalità di “incontro” delle persone, ma senza che venga meno l’attenzione per loro. Abbiamo fatto il punto con la segretaria generale del Fondo, Paola Arghenini, che ricopre anche l’incarico di vice direttore di Caritas lodigiana.

Il Fondo è nato nel 2009 in piena crisi economica. Oggi ha un occhio di attenzione per le persone che risentono delle varie conseguenze dovute alla pandemia. Qual è l’obiettivo?«Il rilancio è stato voluto con forza dal vescovo Maurizio Malvestiti per sostenere le famiglie in difficoltà, inizialmente per la prima zona rossa, fin dal 5 marzo. Poi con l’estendersi delle misure di contenimento, è aperto a chi si trova in condizione di bisogno in questo momento particolare. L’obiettivo primario è innanzitutto vivere la fraternità, rimanere vicini alle situazioni. Oggi magari a quelle famiglie dove le entrate non bastano perché c’è una perdita o una riduzione del lavoro. Ma per vivere la fraternità è indispensabile la relazione, la preoccupazione per l’altro e per il bene comune. Il virus da una parte ci ha tolto la possibilità di vedere i volti, vediamo gli occhi se va bene; eppure non è venuto meno l’impegno e il desiderio di incontrare le persone, di esserci con la speranza che gli atteggiamenti di prossimità possono offrire». Quali difficoltà emergono da questo periodo? «Dal 5 marzo sono già arrivate una trentina di domande, da tutti i vicariati. Non sono poche. A 22 di queste abbiamo già dato risposta. Le situazioni parlano di donne sole con bambini, donne che svolgevano lavori di cura e poi gli impegni sono venuti meno nell’emergenza. Oppure ci sono lavoratori a termine, chi aveva promesse di rinnovo del contratto che poi non si sono attuate. Il Fondo tra l’altro ha la finalità anche di sostenere chi vuole riqualificarsi, seguendo corsi e tirocinii formativi; di agevolare nuovi impieghi; di sostenere avvii di nuove opportunità».Nel Consiglio di gestione del Fondo tenete molto ad accompagnare l’aiuto immediato con informazioni sulle misure complementari e su quanto può già offrire il contesto.«Sì. Vengono suggerite misure complementari di sostegno, come in questo momento possono essere il Decreto Cura Italia e disposizioni regionali per esempio in materia di buoni spesa ed emergenza abitativa. Anche alle Caritas parrocchiali abbiamo inviato una sintesi con le maggiori misure di sostegno nate in seno al Covid-19, in modo che gli operatori possano consigliare». Cosa rimarcate su questo periodo, dal vostro punto di vista?«È un tempo che ci impone di rallentare il passo, ma di agire con responsabilità. È proprio la responsabilità verso chi è in difficoltà che suggerisce le strade possibili per non fare mancare l’essenziale. Forse il Fondo è solo un segno, ma oltre a non lasciare sole le persone può avere una valenza educativa e generativa per far nascere reti familiari solidali, e solidarietà che coinvolga tutta la comunità. Può stimolare la ricerca di stili di vita più sobri e tempi più umani. A volte ci meravigliamo di tante difficoltà che vivono le persone, ma ci sono anche tanti gesti di attenzione e generosità. Che bello se potessero nascere tante reti familiari solidali! Ne esistono già, ma non solo possono aumentare: possono provare a vivere la fraternità in modo concreto».Che effetto ha l’emergenza sanitaria sulle difficoltà delle famiglie?«Acuisce quel che già c’era. Vedremo nei prossimi mesi i nuovi bisogni che nasceranno. In questo momento siamo ancora in una prima fase di emergenza. Alla graduale ripresa economica vedremo chi riesce a ripartire e chi no. Si potrebbero aprire nuove grosse difficoltà, soprattutto in campo lavorativo. Sappiamo che le situazioni con grandi problemi economici hanno poi un riverbero sulla dimensione relazione e affettiva perché perdi la serenità. Pensiamo a chi già aveva un rischio di fragilità. È bastato il venir meno di poche ore lavorative che però consentivano alla famiglia di andare avanti…».Il Fondo ha necessità di donazioni? «Chiediamo sempre di incentivare il sostegno. Se già ora c’è un aumento delle richieste, ci aspettiamo che possa esserci maggior necessità a maggio e nei prossimi mesi. Il sostegno immediato è anche per evitare da subito quelle forme di impoverimento da cui poi è più difficile emergere».

E chi si trova in un momento di bisogno, può compilare la domanda rivolgendosi al proprio parroco e a chi è impegnato nel Centro di ascolto del proprio paese o della propria città.


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