Affidamenti in “lockdown”, anche Fido soffre per l’emergenza

Affidamenti in “lockdown”, anche Fido soffre per l’emergenza

Il canile di Lodi è chiuso, nessuna adozione: così si rischia il sovraffollamento

Blocco degli affidi e nuovi arrivi: il canile di Lodi cerca di reggere all’impatto negativo causato dall’epidemia Covid-19. In seguito alle misure previste dai vari Dpcm, che impediscono di uscire di casa senza motivi di assoluta necessità, i canili sono stati chiusi al pubblico, impedendo così quel naturale ricambio di animali all’interno della struttura. «Ci siamo mossi aderendo a tutte le indicazioni ministeriali, cioè restando chiusi al pubblico e continuando la nostra attività di volontariato all’interno della struttura, assicurando agli animali tutto ciò di cui hanno necessità - spiega Roberta Vignoli, responsabile del canile di via Cavalieri di Vittorio Veneto e presidente dell’associazione Adica (ente gestore del canile) -. Gli abbandoni sono decisamente diminuiti in questo periodo, anche a seguito delle disposizioni ministeriali che impediscono di circolare liberamente. Il problema è che si sono bloccati gli affidi: per adesso la situazione è sotto controllo ma dipende quanto durerà il blocco. Abbiamo a disposizione 40 box e ora abbiamo 50 cani, si presenterebbero dei problemi qualora ci fossero contemporaneamente parecchi cani che non vanno d’accordo tra di loro».

Di recente al canile sono arrivati sei nuovi animali, a causa dei decessi e dei ricoveri dei rispettivi padroni. «Tre cani arrivano di una famiglia, composta da padre e figlia, entrambi deceduti: il comune se n’è preso carico e sono arrivati da noi - spiega Vignoli -. Due invece appartenevano a una coppia che ora è uscita dall’ospedale ed è riuscita a riprenderli, mentre l’ultimo arriva da una persona deceduta: il figlio, anch’egli ricoverato in gravi condizioni, ha fatto sapere tramite Ats che verrà a riprenderlo se e quando la situazione clinica glielo consentirà. Gli unici affidamenti che ci sono concessi in deroga sono quelli di emergenza, nei casi in cui avviene il mancato rispetto del benessere animale». Tanti cani infatti avrebbero già trovato una casa e invece sono lì ad aspettare: il tasso di affidamento registrato da Adica nel canile di Lodi (che attualmente ha 2 dipendenti e 70 volontari) negli scorsi anni non è mai sceso sotto il 90%. «Speriamo che questo periodo si esaurisca velocemente, perché tante persone, soprattutto anziane, ci chiamano per avere informazioni sugli affidamenti e sappiamo quanto abbiano bisogno di una compagnia - spiega Vignoli -. Quello che possiamo fare, per ora, è non far mancare niente ai cani».


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