Marini e una volontà “mundial”: «Mai detto: oggi non ho voglia...»
Gianpiero Marini

Marini e una volontà “mundial”: «Mai detto: oggi non ho voglia...»

A colloquio con il campione del mondo del 1982

Fabio Ravera

Lodi

Campiòn del mund. Sono le tre parole che qualsiasi lodigiano, quasi istantaneamente, associa al nome di Gianpiero Marini, uno degli eroi della trionfale cavalcata azzurra del 1982. Ma il “Pirata” (o “Malik”, come lo chiamavano i compagni di squadra) è stato anche molto altro: per tanti anni bandiera dell’Inter, classico esempio di “classe operaia che va in Paradiso”, e poi figura fondamentale nella riorganizzazione del settore giovanile nerazzurro, oggi una delle realtà più importanti in Europa.

Marini, innanzitutto auguri di buon compleanno. Martedì ha spento 69 candeline, anche se questo momento in Italia non c’è molto da festeggiare...«Stiamo vivendo tutti una situazione molto particolare. Ma penso che quello italiano sia uno dei migliori servizi sanitari al mondo. Quindi bisogna essere preoccupati fino a un certo punto: siamo in buone mani».Qual è oggi il rapporto di Marini con il calcio?«Mi reputo un semplice osservatore esterno. Ho smesso ufficialmente 4-5 anni fa dopo l’esperienza alla guida della Nazionale Under 21 di Serie B. Ma ho ancora molti contatti con l’ambiente: sento spesso i miei ex compagni dell’Inter e della Nazionale».Ha mai pensato di diventare opinionista televisivo? Diversi suoi colleghi hanno seguito questa strada...«No, non rientra nella mia filosofia. Anche quando giocavo non ho mai partecipato a trasmissioni in tv, nonostante molteplici inviti. Per come sono fatto è un ruolo che non mi si addice. Preferisco star fuori». In una recente intervista al “Cittadino” Roberto Samaden, attuale responsabile del settore giovanile dell’Inter, ha ringraziato più volte Marini per il lavoro svolto negli anni passati. Se oggi la “cantera” nerazzurra è una delle migliori d’Europa il merito è anche suo...«Samaden è una persona squisita e lo ringrazio per le belle parole che ha speso sul mio conto. Ricordo che, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, quando ero a capo del settore giovanile interista, mi colpì molto la sua personalità. Lo avevo preso per allenare i bambini, ma notai subito che aveva una marcia in più e che avrebbe tranquillamente potuto ritagliarsi spazio anche in un altro ruolo. Credo che abbia le qualità per gestire un grande club, e parlo a livello di prima squadra. Oggi il settore giovanile nerazzurro è per distacco il migliore a livello internazionale. C’era già una buona organizzazione ai miei tempi, poi Samaden ci ha messo del suo. Senza dimenticare un altro lodigiano come Beppe Giavardi, una figura fondamentale: pure lui è entrato sotto la mia gestione». Domandona: cosa ha rappresentato Marini nella storia dell’Inter? «Bisognerebbe chiederlo ai tifosi o ai miei compagni di squadra. Di sicuro al calcio ho dedicato la mia vita. Non mi sono mai alzato dal letto dicendo “oggi non ho voglia”. Ero sempre entusiasta di scendere in campo e di allenarmi. Credo, e perdonatemi se posso dare l’impressione di peccare di presunzione, di aver dato un esempio, nel mio piccolo, di come si debba comportare un calciatore».Di Marini si dice fosse anche un grande uomo spogliatoio. E con spiccate doti musicali: cosa ci racconta del suo rapporto con la chitarra? «Mi piaceva e mi piace suonare, è una semplice passione. Ogni tanto portavo la chitarra anche in ritiro, anche se un po’ mi vergognavo a esibirmi davanti a tutti. Renato Cipollini (compianto portiere codognese tra gli anni 70 e 80 , ndr) era molto bravo. Suonavamo e cantavamo le canzoni dell’epoca: Guccini, Bennato, Battisti, De Gregori…».Anche in Nazionale?«Ti racconto un aneddoto. Nel 1980 partecipammo al Mundialito in Uruguay. Alloggiavamo in un hotel a Montevideo. In una piazza poco distante si fermavamo spesso alcuni ragazzi a suonare la chitarra e dopo l’allenamento noi azzurri andavamo ad ascoltarli. Bearzot se ne accorse e ce la fece scherzosamente pagare. Durante una cena disse: “Stasera andiamo a sentire il concerto”. Tirò fuori una chitarra e me la diede. Inizialmente rimasi spiazzato, poi suonammo e cantammo tutti insieme. In Spagna, nell’82 invece no, niente chitarra». Marini è famoso anche come inventore di “scumagne”: il soprannome “zio” affibbiato a Bergomi è farina del suo sacco...«Un giorno Eugenio Bersellini ci disse che un giocatore della Primavera si sarebbe allenato con noi. Entrai nello spogliatoio e vidi questo ragazzo timidissimo, quasi impaurito, con dei baffi enormi. Gli chiesi l’età e quando mi rispose “17” mi venne spontaneo dire “Fischia, ma sembri mio zio”. Da lì è partito tutto. Ma Bergomi non se l’è mai presa, anzi, si riconosce in quel soprannome. Sono contento di averlo avuto come compagno di squadra: è una persona eccezionale con un cuore d’oro». Sono passati quasi quarant’anni dal trionfo di Madrid. Cos’è rimasto di quel fantastico gruppo? Vi sentite ancora?«Certo, abbiamo una chat su Whatsapp, ci sentiamo ancora quasi tutti i giorni. Purtroppo facciamo fatica a vederci, perché molti abitano lontano, tipo “Spadino” Selvaggi che vive a Matera. Ma ho una chat anche con i miei ex compagni dell’Inter e con i ragazzi che ho allenato nella Primavera. Con gli interisti ci incontriamo quasi tutti i mesi, anche perché abitiamo più o meno tutti in zona, ma anche chi sta lontano fa di tutto per non perdersi gli incontri: Giancarlo Pasinato ogni volta macina più di 300 chilometri. Il gruppo è rimasto solido e unito come quando giocavamo. In chat il più attivo è “Spillo” Altobelli: è lui che ci dà il “buongiorno”, in più ha un grande archivio fotografico». Del “mundial” 1982 è stato detto di tutto e di più. Ma c’è un aneddoto che non è mai stato svelato?«Credo che ormai non esistano più segreti. Posso solo dire che quella Nazionale fu inizialmente denigrata perché una parte di stampa, soprattutto quella romana, voleva destituire Bearzot nonostante l’ottimo Mondiale in Argentina del ’78. Ma quella era una squadra vera, formata da giocatori veri: se doveva vincere, vinceva. E in Spagna lo abbiamo dimostrato».Le piace la nuova Nazionale?«Parecchio. Mancini, Oriali e Vialli sono persone di spessore e di esperienza. E i giocatori sono molto bravi, finalmente siamo tornati a puntare sui giovani». A proposito di giovani: da Sant’Angelo arriva Sandro Tonali. Si rivede un po’ in lui come caratteristiche? «Premetto che è un giocatore che mi fa impazzire. E un po’ sì, credo che mi somigli, per la capacità di fare “legna” in mezzo al campo ma anche per la visione di gioco. E in più è un ragazzo tranquillo e discreto. Mi piacerebbe molto se arrivasse all’Inter». Domenica c’è Juventus-Inter: chi vince?«Penso che negli ultimi 6-7 anni l’Inter non abbia mai avuto una squadra così forte. Stravedo per Barella, ma sono tanti i giovani di valore: credo che il futuro sia dalla parte dei nerazzurri. In più stimo molto Marotta: l’avevo conosciuto ai tempi in cui giocavo a Varese, ha il calcio nel sangue. Detto questo, la Juve per qualità della rosa rimane la squadra più forte. Ma quest’anno dovrà stare molto attenta». Chi vincerà lo scudetto? «Sarà una bella lotta a tre: occhio alla Lazio, che gioca un buonissimo calcio. Credo che tutto si deciderà nelle ultime partite».

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