In cascina a lezione di agricoltura

La possessione Iseppina e l’attigua Villa Igea vennero acquistati nel 1962 dal comune di Lodi per trasferirvi l’Istituto di Agraria ospitato al Cazzulani

eugenio lombardo

Che i tempi della burocrazia fossero esasperatamente lenti, l’agricoltore Magenes lo sapeva. Ma non immaginava che lo potessero essere così tanto, a tal punto da fargli scappar via la pazienza.I fatti erano noti a tutti: nel 1962 il Comune di Lodi, al fine di destinarvi la nuova scuola Agraria, sino quella data ubicata al Collegio Cazzulani, aveva acquistato la possessione Iseppina, dove erano i campi del signor Magenes, più le sue strutture rurali; il Comune aveva pure comperato la vicina Villa Igea, che apparteneva ad altri privati. Il toponimo di questa incantevole dimora era stato attribuito nel 1860 dal medico Fortunato Tansini, a simboleggiare un ambiente salutare. Nel più lontano passato era circondata da un vastissimo bosco di alberi pregiati: gli acquirenti della villa, per fronteggiare le spese, aveva tagliato tutti gli arbusti per venderne il legname. Negli ultimi tempi era stata adibita a laboratorio per la fabbricazione di tessuti.

Un sospirato indennizzo Malgrado le tante carte bollate di acquisto, il promesso indennizzo non arrivava ed il signor Magenes fremeva. In ogni caso se non prendeva i suoi soldi da lì non si sarebbe mosso. Anche se, in verità, gli ultimi anni erano stati davvero pesanti, e lui non aveva più voglia di indossare gli stivali, di seguire la stalla o recarsi sui campi: tutte cose che ormai davvero non gli interessavano più.Certo, a chi gli obiettava che non stava rispettando i patti, e che aveva sottoscritto un accordo dettagliato con il Comune per il quale si era impegnato a proseguire l’impegno agricolo sin quando sarebbe decollata la nuova scuola di Agraria, egli replicava che non aveva messo in conto che i tempi si sarebbero dilungati in questo modo.Insomma, quella che era stata una fiorentissima azienda agricola, cominciava a volgere al declino; occorrevano riparazioni urgenti, soprattutto per la stalla e per la casa padronale della corte Iseppina non più abitabile. Ogni angolo, nella pianura come nei fienili, dava segno di decadenza. Non c’era verso di modificare questo andazzo, perché il signor Magenes, sempre convinto di andarsene da un momento all’altro, dovette attendere ben cinque anni prima che il geometra Staffini, presidente del consiglio di amministrazione della scuola Villa Igea, gli desse il sospirato indennizzo, pari ad undici milioni di lire.

Un preside innovatore Chi, a prescindere da timbri e bolli, s’impegnò immediatamente per il rilancio della possessione e delle attività agricole, funzionali alla scuola di Agraria, fu il preside Engardo Merli, di origine bresciana, ma che aveva poi scelto di vivere a Lodi. Egli era un personaggio straordinario: aveva svolto il ruolo di assistente del professore Pagani, titolare della cattedra di Economia all’Università di Milano, ma più che un cattedratico, era un innovatore, che non si fermava davanti ad alcuna difficoltà. La sua competenza era indiscussa, tanto che il Comune di Lodi, aderendo all’invito di un sacerdote missionario del Pime, padre Augusto Colombo, gli chiese di recarsi in India al fine di operare, coordinare e realizzare un progetto di coltivazione razionale. Durante la sua assenza, l’Istituto di Villa Igea fu retto dal professore Luigi Oliva, il quale come consigliere comunale di Lodi era stato un fautore della realizzazione della scuola. Grazie ai contributi di Comune, banca e Camera di commercio, il preside Merli avviò i lavori di ristrutturazione e di ampliamento delle strutture. Il caseificio fu sostituito da un nuovo capannone: una parte mantenne la sua vecchia funzione, ma 100 mq furono destinati al nuovo laboratorio di analisi e all’istituzione di due aule, frequentate dagli alunni destinati al corso per esperto caseario.Anche la stalla fu meglio attrezzata: il preside, che ci teneva a mostrare una scuola all’avanguardia, acquistò personalmente un numero di vacche lattifere, altre se le fece donare dagli agricoltori che qui mandavano a studiare i propri figli, e nel Lodigiano arrivò, una fra le prime per quel tempo, persino una bovina di razza jersey, direttamente da una cascina della provincia di Varese.

Una nuova “primavera” La possessione tornò ad essere fiorente: dieci ettari furono destinati a frutteto, con piante di mele, pere ed albicocche. Non solo: poiché vi era anche un corso di meccanica, la scuola si prestò a svolgere attività di contoterzismo.La segreteria era subissata di nuove iscrizioni: basti pensare che il primo anno a Lodi vi erano 45 studenti, ma già nel 1962 si era reso necessario aprire una succursale a Casaplusterlengo, con indirizzo per esperti di meccanica agraria; e poi avviare un corso serale a Miradolo Terme, questo per esperto coltivatore; quindi un altro a Milano Affori, a beneficio di chi volesse crearsi un futuro professionale come floricoltore. Inoltre, sempre in quel periodo, altri due corsi serali furono avviati a San Zenone al Lambro, uno per esperto in meccanica, e l’altro, novità assoluta, destinato esclusivamente alle donne, quali coadiutrici aziendali; le allieve frequentavano le lezioni con interesse e con un pizzico di civetteria, indossando minigonne vertiginose, salvo poi ripresentarsi a casa, dai genitori, con abiti castigatissimi. Nel volgere di un biennio gli studenti erano divenuti 145. Per agevolare gli studenti, fu organizzato un apposito ciclo, sia a Lodi che a Casalpusterlengo, riservato a coloro che non avevano conseguito la licenza media: frequentando questo corso preparatorio si poteva accedere alla scuola professionale. Dal 1969 furono avviati tre corsi superiori per agrotecnico, così che il titolo conseguito dai diplomati potesse essere equiparabile a quello ottenuto frequentando un comune Istituto Tecnico Agrario. Nel 1974 fu costruita la nuova struttura della scuola, ampliando di un anno il corso di studio.Nel frattempo erano stati avviati importanti lavori di manutenzione anche alla Villa Igea: al primo ed al secondo piano fu realizzato il convitto, dove dormivano gli studenti; la scuola era un punto di riferimento per buona parte della Lombardia, ma venivano anche ragazzi provenienti dal Veneto e dalla Campania. I risultati erano lusinghieri per i diplomati: tutti ricevevano offerte di lavoro, quelli che avevano frequentato il corso lattiero caseario si trovavano subito assunti da importanti aziende e assumevano incarichi di responsabilità. In ogni caso la scuola di Villa Igea ha sempre posto i suoi allievi nelle condizioni di condurre con autonomia e competenza aziende agricole di media grandezza.

Un protagonista Uno dei protagonisti di quell’epopea è stato il professor Antonio Losi, lodigiano, che ha insegnato all’Istituto Villa Igea dall’ottobre 1961 al 2005; successivamente la Regione Lombardia gli ha chiesto di occuparsi di un corso surrogatorio per le nuove sperimentazioni agricole, a cominciare dalle dinamiche che regolano le biomasse, che non erano state ancora recepite sui testi contemporanei.Non solo: il professor Losi ha indirizzato in questa scuola due dei suoi quattro figli, e cioè Andrea, che oggi lavora presso un importante vivaio di Lodi, e Chiara che gestisce in Liguria una clinica veterinaria. Malgrado sia in pensione da qualche anno, il professor Losi ha mantenuto i propri interessi di studioso e con orgoglio parla di quella scuola che lui considera, a tutti gli effetti, un gioiello del territorio lodigiano. A Villa Igea, oggi riunita sotto l’egida dell’Istituto Istruzione Superiore di Codogno, è possibile frequentare alcuni specifici corsi: quelli quinquennali riguardano i “servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale” e i “servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera», con una specializzazione sui «prodotti dolciari artigianali e industriali”; invece quelli triennali sono corsi per “operatore agricolo indirizzo coltivazione arboree, erbacee e ortofloricole”, e quello per “operatore della trasformazione agroalimentare addetto alla panificazione e pasticceria”, con ulteriore anni di approfondimento per divenire “tecnico della trasformazione agroalimentare”.È bello che questa scuola aperta al futuro ed alle innovazioni, abbia saputo mantenere la vecchia stalla originale, dove oggi sono collocate 25 vacche di razza limousine, e che riserva all’intero complesso aziendale la sua primordiale identità rurale. È come se, da un momento all’altro, si dovesse ripresentare il vecchio signor Magenes, il forcone in mano per smuovere l’imballo del fieno, il muggire della bovine a preservare le tradizioni, l’agricoltura a rinsaldare i legami della comunità lodigiana.

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