«Percorso a ostacoli per la cittadinanza a nostro figlio Bakary»

«Percorso a ostacoli per la cittadinanza a nostro figlio Bakary»

Da Melegnano la lettera del padre adottivo

Egregio Direttore,

sono Paolo Pozzi, il padre adottivo di Bakary Dandio, il ragazzo senegalese fatto nel febbraio 2019 oggetto di scritte razziste. Torno a scriverle ad un anno esatto di distanza dalle circostanze che, nostro malgrado, hanno fatto della mia famiglia, fortunatamente solo per pochi giorni, un “caso nazionale”.

Dal febbraio dello scorso anno la nostra vita e quella di Bakary è tornata ai ritmi consueti: Bakary, dopo la licenza media, ha iniziato a frequentare un corso di formazione professionale e continua la sua attività sportiva. Non abbiamo più subito molestie di alcun tipo, né ci risulta che sia stato individuato il responsabile delle famose scritte. Spiace dire che un analogo, odioso episodio si è ripetuto a Melegnano, nei mesi scorsi, nei confronti di una famiglia africana, che abita in zona Giardino, perseguitata da messaggi chiaramente razzisti. Ci siamo sentiti in dovere, mia moglie ed io, di portare la nostra solidarietà a questa famiglia, chiaramente traumatizzata dall’accaduto e, in particolare, dall’indifferenza dei vicini; oltre a questo fatto ci ha colpiti che, in questo caso, l’eco mediatica sia stata pressochè inesistente.

Tornando a Bakary, concluso l’iter dell’adozione, nello scorso ottobre, dopo un anno (!) dall’udienza davanti al giudice (la sentenza per ben due volte ha dovuto essere emendata di due banali errori materiali della stesura, cosa che ha richiesto però mesi di attesa e vari solleciti), siamo alle prese con il problema della cittadinanza. Ho scritto “problema”… pensavo infatti che, con l’adozione, essendo Bakary divenuto mio figlio e parte della famiglia, non avremmo avuto difficoltà. E qui mi sbagliavo, e di molto. Il conferimento della cittadinanza alle persone straniere è attualmente regolata dalle leggi 91 del 1992, 94 del 2009, successivi regolamenti e dai cosiddetti “ Decreti Sicurezza”.

Può essere richiesta da parte degli adulti adottati, ma solo a partire dal quinto anno di residenza legale successivo all’adozione. Occorre allo scopo avviare una pratica, complessa, ovviamente per via informatica, che richiede una nutrita serie di documenti (spesso da richiedere al paese d’origine del richiedente) e un certo esborso economico (aumentato, come pure i tempi di attesa, dal Decreto Sicurezza). Quindi il fatto che Bakary sia riconosciuto da un tribunale della repubblica come mio figlio, che porti il mio cognome, che figuri residente a Melegnano e nel mio stato di famiglia non basta a fare di lui un cittadino italiano. Oltre ad aspettare che maturi il tempo per poter presentare richiesta della cittadinanza, occorrerà poi richiedere il rinnovo del permesso di soggiorno, cosa che, con i decreti sicurezza, è diventata un vero rebus. Occorrerà richiedere al consolato del Senegal il passaporto e un documento che attesti essere Bakary la stessa persona, seppure con un cognome modificato, cosa che sarà un’altra avventura. Ci aspetta un anno piuttosto laborioso, ovviamente ci faremo seguire da un legale per districarci nel ginepraio delle richieste e delle pratiche e, possibilmente, uscirne indenni. Facciamoci gli auguri.

P.S. un piccolo fatto di ordinaria ingiustizia. Nello scorso luglio Bakary ha vinto una gara in un meeting regionale di atletica leggera a Bergamo, con un tempo davvero interessante. La sua premiazione, annunciata dallo speaker, non ha potuto avere luogo in quanto nostro figlio, proprio per la normativa sulla cittadinanza, è tesserato da Cus Pro Patria come atleta extracomunitario, e non italiano…

Cordialmente

Paolo Pozzi

Melegnano

Gentile signor Pozzi, non entro nel merito dell’iter per ottenere la cittadinanza, mi ha invece colpito la parte finale della lettera, nella quale descrive una situazione che già altre volte abbiamo avuto modo di trattare sul «Cittadino». E cioè quella di atleti (penso ai ragazzini che calcano i nostri campi di calcio di provincia ogni weekend) che spesso sono nati in Italia, che si allenano e gareggiano in Italia accanto ai loro compagni con cui condividono vita, amicizie, sconfitte e successi, che sono insomma “italianissimi”... tranne che per la legge. Forse una riflessione in questo senso il mondo dello sport dovrebbe farla.

LR

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.