Per gli asili nido pesanoi costi troppo alti ela carenza di strutture

Per gli asili nido pesano i costi troppo alti e la carenza di strutture

In Regione Lombardia

Tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa, con il 48,8%, abbandono del lavoro che si pone agli stessi livelli, media di figli per donna ferma a 1,3: in Italia fare le madri e lavorare è complicato.

I dati Eurostat parlano chiaro: il 40,8% delle ex lavoratrici dichiara di aver interrotto l’attività per prendersi cura dei figli e circa il 5,6% per dedicarsi alla famiglia. Eurostat dice anche che negli Stati dove le politiche per la famiglia sono priorità, il tasso molto alto di occupazione delle donne (Svezia 74,6%, Norvegia 71,9%) viaggia di pari passo con quello di natalità: Svezia 1,85 figli, Norvegia 1,72. E non è certo un caso, se si guardano i numeri della Lombardia.

La nostra regione, dove i bambini tra zero e 2 anni sono 237.694 e i posti in asilo nido 60.439, ha una copertura di 25,4 posti in asilo nido ogni 100 bambini. Molto più bassa la percentuale di Lodi che, con 5.729 bambini a fronte di 967 posti, si attesta al 16,9. Ma l’Obiettivo di Lisbona, accordo ratificato da tutti gli Stati europei, prevedeva 33 posti ogni 100 bimbi da raggiungere entro il 2010. La Regione si è sempre limitata ad adottare misure complementari, come ‘nidi gratis’, rispetto a quelle statali, senza aumentare la rete di offerta dei servizi all’infanzia, oggettivamente sottodimensionata, che non supporta pienamente la conciliazione degli orari di vita e lavoro e non offre opportunità di crescita educativa e di relazione a tutti i bambini.

Ricordo poi che i nidi gratis sono un pezzo della risposta che la Regione mette in campo grazie anche a finanziamenti europei, ma dobbiamo fare molto di più. Potremmo pensare a un piano di diffusione dei servizi all’infanzia da considerarsi servizio educativo a domanda collettiva e a supporto delle donne che lavorano. Perché sono proprio l’alto costo dei nidi e la mancanza di strutture a portata di mano che fanno da deterrente al rientro al lavoro.

Infine, dal 2019 le donne non hanno neanche più il sostegno del bonus baby sitter e del buono asilo nido, tolti a inizio anno dal vecchio Governo. In attesa dei provvedimenti di quello appena insediatosi, come Regione dobbiamo sostenere gli enti locali nello sforzo di incremento di nuovi posti.

Patrizia Baffi

consigliere regionale del Pd

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