Utilizzano il nome “Lodi” e non quello di altre latitudini

Utilizzano il nome “Lodi” e non quello di altre latitudini

Reddito di cittadinanza e documentazione da esibire

Gentile Direttore,

chiamato in causa in queste pagine da un esponente di “110&Lodi” non mi sottraggo e rispondo a breve giro. Eviterò ovviamente di sconfinare nell’analisi psicologica come ha scarsamente e maldestramente tentato di fare il suddetto “tuttologo”, ma mi limiterò a scrivere di fatti concreti. La questione è ancora quella legata al reddito cittadinanza e alla documentazione che i cittadini extracomunitari devono esibire (si veda il Dpr 445 del 2000 tuttora in vigore) per certificare stato di famiglia, relativi redditi e patrimonio detenuti all’estero.

Resto fermamente e coerentemente convinto che per una questione di pura equità con i cittadini italiani, le cui autodichiarazioni sono verificabili e confutabili dalle autorità, gli stranieri, siano essi canadesi, indiani, svizzeri, egiziani o norvegesi, debbano poter essere sottoposti allo stesso vaglio. Curioso è semmai constatare l’incoerenza di chi si è opposto al reddito di cittadinanza per i cittadini italiani e che invece è strenuo difensore del reddito di cittadinanza per gli stranieri.

Per carità, ognuno sceglie di combattere le battaglie che preferisce e, finché si contrastano le idee, tutto è legittimo. Cosa diversa è invece personalizzare lo scontro politico, additando individualmente (modalità tanto in voga nella sinistra estrema di qualche decennio fa) l’avversario politico. Certamente sono io il primo firmatario dell’emendamento in questione, cosa che rivendico con orgoglio, ma qui si fa finta di non sapere (perché presumo che qualche pagina di Costituzione l’abbiano letta) che il singolo parlamentare può fare ben poco per modificare una legge: nella migliore delle ipotesi può esprimere un solo voto sui circa 500 che servono tra Camera e Senato.

L’emendamento e la legge in questione, tanto contestati, ricordo che sono stati approvati da una maggioranza parlamentare, con il parere favorevole del Ministro dell’Economia e del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e promulgati dal Presidente della Repubblica (non proprio tre celti leghisti scesi con la piena dalla Val Brembana). Se ci fosse stato qualcosa di illegittimo dubito che ci sarebbe stato il modo di superare cotanti autorevoli e severi vagli. Veniamo però al tema sollevato in questi giorni. Nella versione finale del mio emendamento ho voluto inserire una clausola di salvaguardia a tutela di quei soggetti realmente impossibilitati ad ottenere i documenti.

Si è previsto di concedere tre mesi di tempo al Ministro del Lavoro, confidando nella sua autorevolezza, per stilare l’elenco dei paesi “impossibili”, il tutto con il supporto anche del Ministro degli Esteri. L’obiettivo di tale scelta era riuscire a far chiarezza dove, nonostante la dedizione e l’impegno profuso, qualche funzionario di comuni medio-piccoli ha avuto difficoltà. Il fatto che, allo scadere dei tre mesi, tale elenco non sia stato ancora diramato è la dimostrazione della difficoltà nello stabilire ove sia davvero impossibile accertare tutte e tre gli elementi (stato famigliare, reddito, patrimonio) a differenza della semplicità e ovvietà sempre sostenuta da chi oggi si straccia le vesti scandalizzato.A dimostrazione che la mia azione non è stata un’operazione di facciata porto a testimonianza il fatto che, nell’immediata decorrenza dei termini, ho avviato opportune verifiche presso i Ministeri competenti e non ho esitato a predisporre e depositare un’interrogazione parlamentare per essere immediatamente ragguagliato sul perché i termini previsti non siano stati rispettati dal Ministero competente.

A completezza di ciò, ho chiesto di essere reso edotto anche rispetto alla modalità di verifica di un altro fondamentale requisito: quello dei dieci anni di residenza. Mi risulta infatti che allo stato attuale ciò sia demandato ad una semplice autocertificazione. Chi e come verifica, stante il non dialogo delle anagrafi comunali, che gli stranieri richiedenti il reddito di cittadinanza siano effettivamente residenti in Italia da almeno dieci anni? Non vorrei che nelle sacche di un’atavica carenza della burocrazia amministrativa trovassero vantaggio situazioni inidonee ad averne diritto. Sono certo che anche 110&Lodi sarà al mio fianco nel sostenere questa battaglia di equità e giustizia, tesa ad evitare che vi siano soprusi ed a fare in modo che io non debba farmi altre domande o pormi altri dubbi se non quello di chiedermi chi siano gli altri loro 108 elettori, e del perché, come gruppo, continuino ad utilizzare la denominazione “Lodi” anziché riferirsi a ben altre latitudini.

Luigi Augussori

Senatore della Repubblica

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