Lodigiano indebolito dall’accorpamento all’Ats di Milano

Lodigiano indebolito dall’accorpamento all’Ats di Milano

Patrizia Baffi scrive al direttore generale

Sono tornata a chiedere più attenzione per la sanità del lodigiano che, nell’ambito dell’Ats della Città Metropolitana rischia di non avere le risposte che merita. Baffi aveva già avanzato la proposta, un anno fa, di consultare gli amministratori, le parti sociali e gli operatori del comparto sociosanitario del distretto di Lodi per valutare le alternative possibili all’assetto nato con la riforma del 2015 e nel novembre scorso ha ottenuto l’approvazione di un ordine del giorno in Consiglio regionale che dava tempo un anno ai territori della Lombardia con analoghe situazioni di sofferenza per condurre un’analisi approfondita sull’opportunità di apportare variazioni agli assetti attuali.

A complemento di questa azione in campo politico ho anche incontrato, poco dopo il suo insediamento avvenuto a gennaio 2019, il direttore generale dell’ATS della Città Metropolitana, il dottor Walter Bergamaschi, che aveva convenuto che le due realtà, quella della città metropolitana e della provincia di Lodi, sono differenti per densità abitativa, composizione sociale e anche per il sistema dei trasporti, e che questo determina necessariamente un’asimmetria. Il DG aveva anche mostrato la propria attenzione al problema con la nomina del nuovo direttore del Distretto: una figura che dovrebbe poter declinare le politiche dell’Ats nel Lodigiano e, al contempo, portare a Milano le istanze peculiari del territorio di competenza. Il problema è che ancora questa figura non è adeguatamente definita per funzioni delegate e poteri conseguenti: da qui la decisione di scrivere una lettera al dottor Bergamaschi per chiedere di intervenire.

L’implementazione del Distretto è una prima risposta alle richieste del Lodigiano che nell’attuale assetto ha visto sorgere diverse criticità riferibili alla perdita di riferimenti sul territorio, alla riduzione di potere contrattuale nei confronti di soggetti più forti sotto il profilo demografico e, di conseguenza, di un mancato efficientamento dei servizi sociosanitari in generale. La figura del Direttore è fondamentale, ma a distanza di mesi manca ancora una definizione precisa di funzioni e risorse che possano permettergli di avere piena ed efficace operatività. Ho quindi chiesto al Direttore Generale, il dottor Bergamaschi, come intenda procedere, e con che tempi, all’implementazione della figura e del ruolo del Direttore di Distretto.

«È il Distretto, con il suo essere radicato nel territorio - ho scritto al direttore generale Walter Bergamaschi - ad intercettare le reali necessità di salute; solo conferendogli le opportune funzioni e le adeguate risorse economiche sarà possibile dare risposte puntuali ai bisogni dei cittadini. Riflessione che ci ha già visto concordi e che è confermata dalla recente nomina del Direttore del Distretto, il cui mandato è proprio volto a conferire maggiore autorevolezza all’organismo distrettuale. Alla luce di quanto premesso, Le chiedo pertanto come intenda procedere al fine di riconoscere maggiori funzioni e appropriate risorse al Distretto di Lodi, conferendogli così una reale operatività, pur nell’ambito dell’Ats della Città Metropoilitana».

Il Lodigiano si è trovato indebolito dall’accorpamento all’Ats della Città Metropolitana e da Milano si attendono segnali che vadano nella direzione del conferimento di maggior autonomia e maggior autorevolezza, nell’interesse dei cittadini della provincia di Lodi e della loro salute.

Patrizia Baffi

vice capogruppo del Pd in Regione Lombardia

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