La discriminazione continua sul reddito di cittadinanza

La discriminazione continua sul reddito di cittadinanza

Non è stato pubblicato l’elenco degli Stati stranieri

Il Ddl “Reddito di Cittadinanza” è stato pubblicato il 29 marzo 2019 quindi entro il 29 giugno avrebbe dovuto essere emanato il Decreto congiunto del Ministro del lavoro e del Ministro degli affari esteri con l’elenco dei Paesi nei quali non è possibile acquisire la “documentazione necessaria” da parte delle persone non comunitarie che hanno fatto richiesta di accedere al beneficio.

Perché questo ritardo? È un modo truffaldino per discriminare le persone non comunitarie?

Come noto, la richiesta del Ddl “Reddito di Cittadinanza” è arrivata dopo i casi del Regolamento sull’accesso agevolato ai servizi sociali a domanda individuale di Lodi e di Vigevano, dichiarati discriminatori con sentenze del Tribunale di Milano per aver richiesto alle persone non comunitarie di produrre certificati sulle proprietà mobiliari, immobiliari e i redditi (peraltro pressoché impossibili da reperire) in contrasto con la normativa vigente.

Il Ddl sul “Reddito di Cittadinanza” ha introdotto (all’art. 2, commi 1-bis e 1-ter) una richiesta simile, ma più confusa: l’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) ha già fatto notare in un suo comunicato (www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/reddito-di-cittadinanza-massima-confusione-sui-rifugiati/) che:

a) nel Ddl non viene spiegato quale sia esattamente il contenuto della “apposita certificazione” che lo straniero dovrebbe produrre ai fini dell’accoglimento della domanda; questo potrebbe sembrare incredibile, ma mentre nei Regolamenti di Lodi e di Vigevano era chiara la richiesta di produrre certificati di proprietà o redditi con validità sull’intero territorio nazionale, nel Ddl non è specificato;

b) si assegna a un decreto Ministeriale (congiunto Ministro del lavoro e Ministro degli esteri) il compito di indicare i paesi “nei quali non è possibile acquisire la documentazione necessaria per la compilazione della Dsu ai fini Isee”: ma il Dpcm 159/13 non prevede alcuna “documentazione necessaria per la compilazione”;

c) non viene spiegato cosa si intente per “non è possibile”, ossia se l’impossibilità sia teorica o concreta, ad esempio perché per procurarsi un certificato è necessario un viaggio (molto costoso) nel paese di origine, o sono necessari tanti mesi;

d) non viene spiegato cosa accade agli stranieri in attesa della emanazione del decreto ministeriale suddetto, se sono messi o no in condizione di presentare domanda e di ottenere il beneficio.

È estremamente grave che il Decreto Ministeriale di emanazione congiunta dei due ministeri, determinante affinchè non si applichi la richiesta dei certificati ai cittadini provenienti dai Paesi presenti nell’elenco che deve essere definito, non sia ancora stato emanato.

Il “caso Lodi” ha mostrato che quei certificati non sono prodotti dai Consolati, se non in casi eccezionali; in moltissimi casi anche le autorità competenti nei Paesi di origine sono in grado di rilasciarli. Siamo fiduciosi che l’elenco, quando sarà emanato, escluderà dalla vessatoria burocrazia dei certificati la maggior parte dei Paesi e crediamo che questo possa, quindi, vanificare la richiesta discriminatoria nei confronti delle persone non comunitarie presente nel Ddl.

Coordinamento Uguali Doveri, Lodi

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