A nome di tuttii togolesi ti dico: «Nade afe dediee!»

A nome di tutti i togolesi ti dico: «Nade afe dediee!»

Un ricordo di Padre Innocente Mariconti

Nel lontano 1992, dopo la formazione e l’ordinazione a Lodi, ad accogliermi al mio rientro in patria, c’era Padre Mariconti, di Lodi, primo parrocco di Gléi la mia parrocchia. E’ stato lui ad accogliermi a Linate quando sono arrivato in Italia cinque anni prima. Eravamo infatti tutti e due seminaristi di una stessa diocesi.

Padre Innocente è il più togolese dei missionari. Era l’unico europeo che partecipava ai nostri incontri di clero locale perché ordinato per la diocesi di Atakpamé. Era a casa sua quanto me a Atakpamé. Ha fatto la sua formazione sacerdotale nel primo seminario per tutta l’Africa occidentale, a Ouidah (Benin), mentre io sono stato mandato nella sua cara Lodi.

E’ il piu togolese dei missionari per un altro motivo. Faceva da papà a tanti giovani togolesi. Vorrei ricordare qui i due Benoît: il maggiore, Benoît di Afagna che ritrova ora il suo caro papà nella pace eterna, e Benoît junior a cui vanno le mie condoglianze.

Padre Innocente è il piu religioso dei preti diocesani. L’abbiamo consciuto come Frère Justin (Fra Giustino); diventato Padre Innocente, non ha mai smesso di essere, nel cuore, un degno figlio di San Giovanni di Dio. Anche esteriormente, aveva sempre il simbolo del melograno nella sua casa. Lo aveva dipinto perfino sulle giare di decorazione che aveva in giardino. Quando non è in visita in un villaggio, in una famiglia o presso un ammalato, è in casa. La casa parrocchiale era per lui un piccolo convento dove continuava la sua vita da frate.

Tutti i togolesi lo ricordano per due caratteristiche: Il presepe et gli animali. I presepi giganti animati, non li conoscevamo in Togo; è stato lui ad iniziarli. A Natale la sua chiesa era luogo di attrazione per tutti, anche per i non cristiani. Negli ultimi anni, il Vescovo gli aveva chiesto di farlo in cattedrale perché possa essere conosciuto da tutta la diocesi. L’altra caratteristica è che la sua casa parrocchiale, a Gléi come a Abobo, è in mezzo a un piccolo parco naturale dove aveva tanti animali selvatici in libertà : gazelle, antilopi, numerosi agouti e scimmie di cui La più famosa è Carich, nome in codice che spiegava solo agli intimi (Provate a leggerlo al contrario). Al presepe, Gesù in mezzo agli animali, alla casa parrocchiale, P. Mariconti in mezzo ai suoi animali.

Nelle sue attività pastorali ha sempre avuto un’attenzione particolare per i bambini. Il suo impegno più clamoroso è la scuola. Ovunque sia passato, aveva promosso la scuola per i bambini. Voleva dare la possibilità a tutti i piccoli di andare a scuola. A Gléi, a Datcha come a Abobo, il cortile della chiesa era sempre pieno di ragazzi della scuola elementare. Le sue liturgie hanno un stampo particolare: la folla dei chierichetti tutti in rosso, faceva impressione. Di questi ragazzi, molti sono diventati sacerdoti. Sono il primo prete della sua parrocchia; oggi, siamo più di una decina. Ha tanto seminato e la messe è ancora abbondante.

La sua Italia era dietro a lui e si vedeva. Oltre ai familiari, i suoi amici di San Gualtero e di Guardamiglio, sono stati il sostegno delle sua missione in Togo. Venivano a trovarlo. Ricordo ancora le visite di Enrico e Angela, di Mons. Fogliazza, di don Rognoni.

L’ultima volta che son passato in Italia, son andato a salutarlo a Borghetto. Vedevo il suo volto illuninato quando faceva la litania dei villaggi e chiedeva del catechista tale, di tale capo di communità cristiana, di tale capo villaggio... Questi nomi da soli lo trasportavano fino al cuore della sua Africa, del suo Togo.

Ricorderemo sempre le sue parole preferite in ewe: “Nyawoa!” Che significa Davvero! Era la sua esclamazione frequente. Lo accompagnava spesso col suo sorriso divampante. L’altra parola è: “Apeto la pe nya ee!” che signigfica Parola del Signore; viene direttamente dalla liturgia. Aveva un modo tutto suo di pronunciarlo fuori dalla liturgia e ci provava un gusto che gli dava buon umore. Diceva ai suoi ospiti: “In casa mia si mangia solo cose genuine, roba italiana!” Forse la pastasciutta più italiana del Togo la si trovava a casa sua. Lo ricordiamo cosi, il nostro caro padre.

Carissimo Padre Innocente, mi sono permesso di prendere la parola a nome di tutti i togolesi che hai incontrato per dire il ricordo che conserveremo di te. A nome di tutti ti dico:

Nade afe dediee!

Buon viaggio papà! don Beniamino Akotia

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