Ricostruitela, ma è necessaria qualche modifica tecnica

Ricostruitela, ma è necessaria qualche modifica tecnica

Cattedrale di Mauri

Condivido completamente il parere di chi, come l’Asvicom, vuole la ricostruzione della Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri; personalmente aggiungo: nello stesso luogo e nelle sue dimensioni originali. Al di là della sua innegabile bellezza, perfettamente inserita fra le insenature ed i boschi dell’Adda, l’opera ha da subito esercitato fascino ed attrattività su centinaia (se non migliaia) di visitatori, sensibili sia al richiamo dell’arte contemporanea, sia a quello dell’ecologia, particolarmente attuale in questo periodo. Il che ha comportato (ed ancora potrebbe comportare) un non trascurabile ritorno economico e di immagine per la città, che fatica a trovare occasioni di rilancio. Il rapporto costi – benefici della ricostruzione potrebbe, pertanto, essere ampiamente favorevole, giustificando anche una sottoscrizione pubblica di fondi.

Dal punto di vista tecnico, tuttavia, mi sentirei di proporre alcune modifiche nella ricostruzione, che sottraggano alle colonne in legno qualsiasi funzione portante o di resistenza ai venti, come pure evitino il contatto fra legno e terreno. Ciò si potrebbe, ad esempio e fatti salvi i necessari calcoli statici, realizzare, inserendo in ciascuna colonna una leggera gabbia metallica, perfettamente mascherata dietro ogni elemento ligneo verticale ed orizzontale. L’insieme delle gabbie poggerebbe al suolo, ancorato nella parte inferiore; mentre all’estremità superiore dovrebbe essere reciprocamente collegato con funi e traverse orizzontali (anche le cattedrali in muratura, del resto, necessitano di catene metalliche di collegamento fra gli archi e le volte).

La soluzione comporterebbe anche alcuni vantaggi costruttivi ed una presumibile riduzione di costi e di tempi. Ad esempio, potrebbe essere recuperata gran parte del materiale ligneo preesistente; mentre le singole colonne in legno e metallo potrebbero essere prefabbricate e montate in laboratorio, riducendo il lavoro esterno ad un semplice collocamento in luogo mediante autogru.

Sarebbe interessante ed utile un dibattito, artistico e tecnico, sull’argomento.

ing. Carlo Filippo Moro, Lodi

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