Anche un cartello racconta che esisti, ti dà un’identità

Anche un cartello racconta che esisti, ti dà un’identità

Sul progetto di una segnaletica che non sia più “Piacenza nord”

Un cartello non è quasi niente.

Anche un mattone che compone una casa non è quasi niente, ma senza quel mattone non ce ne sarebbe un altro, e poi un altro, e un altro ancora.

Il cartello autostradale indicante “Basso Lodigiano” fissa un luogo su una cartina geografica.

Niente di più.

Ma soprattutto, niente di meno.

Questo cartello dice che esisti, ti dà un’identità.

E se non hai le Dolomiti o il Colosseo, la tua identità è la tua base di partenza.

Gli americani direbbero che è ciò attorno a cui costuisci il tuo “brand”.

L’indicazione autostradale non porterà un solo visitatore in più al Basso Lodigiano, ma far questo, cari lodigiani, non è compito del cartello: sarebbe compito vostro.

Ho visitato luoghi magnifici, spettacolari e famosi in tutto il mondo, ma ciò non mi ha impedito, ogni volta che sono tornato, di rimanere estasiato dal fascino della campagna, dallo scorrere lento del fiume, mentre facevo un’uscita di running o una pedalata (da ieri, anche il surf a rotelle!).

E poi, quelle poche, antiche locande che ancora sopravvivono e che emanano un fascino che non troverete, questo no, in nessun’altra parte del mondo.

Il Po ed il Basso Adda sono terre straordinarie, bellissime, magari godibili solo in certe stagioni, ma in quelle stagioni davvero straordinarie. Occorrerebbe di questo ringraziare gli agricoltori, che con il loro mestiere duro, faticoso e millenario, preservano i territori da urbanizzazione selvaggia o da abbandono. Gli agricoltori, al contrario, vengono spesso massacrati.

Un gruppo di allegri pensionati di Lodi ha segnato un tracciato importante navigando il Po (con Venezia quale meta di richiamo mondiale), scoprendone i pregi, i luoghi, la magia.

In America, ma anche in Francia, in Olanda o in Germania, ci sarebbero già barche a nolo, bici a nolo, centri di equitazione, punti di ristoro. E marketing, ovviamente.

Senza andare troppo lontano, nel Parmense e nel Ferrarese gia da tempo esiste uno sfruttamento turistico del Po.

Una leggenda narra che a Codogno si trovi il campo più fertile del mondo: leggenda, certo, ma se esiste é perché alla base c’è una verità.

Qui, oltre mille anni fa, è nato il modo più furbo, genuino e... gustoso di conservare il latte, trasformandolo in formaggio Grana (antecedente al Parmigiano Reggiano). Una storia incredibile, fantastica, da abbinare ad una visita guidata alla produzione ed ovviamente ad una degustazione. Gli americani, attorno alla leggenda del campo più fertile del mondo, avrebbero già costruito un’attrazione turistica, con percorsi guidati, spettacoli, souvenir.

E a cento chilometri di distanza ci sarebbe il cartello che indica la direzione per raggiungerlo, il campo più fertile del mondo.

Sempre qui, nel Basso Lodigiano, ci sono aziende agricole che portano i loro migliori esemplari di vacche da latte e di suini in giro per l’Europa, ottenendo primati e riconoscimenti: con il traino del Parco Tecnologico, tanto basterebbe per attirare un “turismo tecnico-agricolo” da ogni parte del mondo, visto che di livello mondiale è la nostra agricoltura.

Nelle basse stagioni, quando il clima non è tipicamente turistico, siamo nuovamente fortunati: c’è la Fiera di Codogno, la quale, debitamente adeguata allo scopo, potrebbe certamente suscitare interesse turistico, quale presidio dell’Italia di una volta, dell’Italia di provincia, che è sempre più ciò che piace di noi agli stranieri.

La fiera cade per di più nel mese di novembre, il mese della cucina lombarda, quello in cui storicamente si ammazzava il maiale: un periodo nel quale si soprassiede volentieri al brutto tempo fuori, con l’atmosfera del camino, con piatti prelibatissimi da accompagnare a vini straordinari e con le storie legate alle vecchie usanze. Parlo ogni giorno con decine di turisti stranieri: impazziscono per queste cose.

Per trasformare il libro dei sogni in realtà, occorrono comunità di intenti, lavoro di rete nei trasporti, nell’accoglienza, nella promozione: soprattutto, però, occorre un popolo che ci creda!

Le amministrazioni nel Lodigiano, il loro dovere lo hanno anche provato a fare, sissignori! La tanto famigerata politica, quella che quando arriva lì poi pensa solo alle proprie tasche, ha investito tempo, soldi e risorse umane nello sviluppo del turismo.

Ne so qualcosa, perché ci ho lavorato con tutto me stesso per 4 anni: pochi hanno condiviso con me questo “crederci” ed hanno dimostrato che, un passo alla volta, si può fare.

Altri chiedevano “quanti soldi ci sono”, senza aver tirato fuori uno straccio di idea, ma i più poveri, i più aridi, quelli che oltre la punta del loro naso c’è il nulla, commentavano dall’alto della loro sapienza che “il turismo si fa alle Maldive, mica nel Lodigiano”.

Ecco, è quando manca la base, quando manca l’orgoglio di ciò che si è e di ciò che si ha, che le cose non funzionano. E, ripeto, ci sono territori che hanno meno di ciò che abbiamo noi, ma che fanno molto di più.

Oggi in alcuni post di Facebook sulla questione del cartello, ho ritrovato quell’aridità di chi non aspetta altro che qualcuno faccia qualcosa, per poi poter criticare.

Al loro fianco, ancor peggio, quelli che della vicenda hanno approfittato per fare polemica politica. Davvero squallido.

La speranza è di non dover prendere atto, tra qualche anno, che il cartello “Basso Lodigiano” fu un errore: non perché non fosse una bella idea, ma perché i beneficiari non la meritavano.

Grazie mille e viva il Lodigiano

Paolo Migliorini

Caro Migliorini, è impossibile darle torto. Sottoscrivo tutto quanto ha scritto. Anche le virgole. Quanto alle critiche anonime su Facebook, non si preoccupi. Quelli non hanno mai cambiato il mondo. Anzi...

Ferruccio Pallavera

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