L’autonomia della Lombardia aprirà una stagione nuova

L’autonomia della Lombardia aprirà una stagione nuova

Un intervento dell’assessore regionale Stefano Bruno Galli

Caro direttore,

non si può restare indifferenti di fronte al fatto che viene spesso sottovaluta la portata rivoluzionaria dell’autonomia. Chiusa la trattativa e siglata l’Intesa con il Governo, dimagrirà lo Stato, che non si dovrà più occupare delle materie decentrate, verrà responsabilizzata la Regione, che gestirà maggiori competenze, e cambierà il profilo delle province e dei comuni, investiti da più ampie prerogative amministrative.

Come noto, nell’articolazione istituzionale della Repubblica, alle Regioni competono funzioni di programmazione e di indirizzo, mentre al sistema delle autonomie locali (Province e Comuni) spettano quelle amministrative. Sono allora del tutto infondate le preoccupazioni del sindaco di Milano, Beppe Sala, che teme – una volta conclusa la trattativa per l’autonomia della Lombardia – la «morsa» di un neo centralismo regionale. La polemica – che ha suscitato scalpore – è davvero pretestuosa e priva di fondamento. Lo dimostrano i fatti.

Sin dai primi passi del negoziato, all’indomani del referendum del 22 ottobre 2017, abbiamo differenziato nettamente i ruoli fra Regione e sistema lombardo delle autonomie locali. Nella Risoluzione approvata quasi all’unanimità dal Consiglio regionale il 7 novembre 2017 è scritto, infatti, che occorre evitare «di sostituire a un centralismo dello Stato una sorta di neocentralismo regionale». Bisogna puntare piuttosto a «un potenziamento della capacità di Comuni e Province di gestire, con una loro rafforzata autonomia finanziaria, la cura concreta degli interessi pubblici attraverso l’esercizio delle funzioni amministrative».

Sul finire dello scorso mese di luglio abbiamo poi aperto formalmente la trattativa con l’attuale Governo, consegnando nelle mani del ministro per gli Affari regionali, Erika Stefani, un voluminoso dossier con le nostre richieste – riconducibili alle 23 materie costituzionalmente negoziabili – scomposte in funzioni legislative e amministrative. Una volta conclusa la trattativa e firmata l’Intesa, la Regione sarà chiamata a svolgere la propria attività legislativa e regolamentare. E delegherà al sistema lombardo delle autonomie locali ampie funzioni amministrative, con le relative risorse.

I comuni lombardi di domani saranno responsabilizzati con il riconoscimento di nuove e più ampie funzioni amministrative. Avranno una fisionomia istituzionale profondamente diversa da quella di oggi. Nella premessa del Programma regionale di sviluppo è scritto con chiarezza: l’autonomia della Lombardia aprirà una nuova stagione costituente per province e comuni. Sarà infatti necessaria una riforma del sistema lombardo delle autonomie locali. E in tal senso abbiamo firmato un protocollo d’intesa con Anci e Upl, con cui abbiamo affrontato il tema.

Oggi è davvero necessario riorganizzare il sistema delle autonomie locali per porre rimedio ai disastri compiuti dalla parte politica cui appartiene lo stesso Sala. Basta pensare alla legge Delrio – una delle peggiori leggi della storia della Repubblica – oppure alla pessima riforma costituzionale Renzi-Boschi, fortunatamente respinta al referendum del 4 dicembre 2016. Da quale pulpito viene la predica del sindaco di Milano. Un po’ di coerenza – se non di ritegno – non guasterebbe.

Stefano Bruno Galli - assessore Autonomia e Cultura – Regione Lombardia

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