Nostro padre Serafino, deportato in Germania

Nostro padre Serafino, deportato in Germania

Turano Lodigiano

Gentile direttore,

abbiamo avuto il piacere di conoscerla l’anno scorso in occasione della celebrazione della giorno della memoria in quanto a nostro padre, Serafino Livraghi, è stata consegnata la medaglia d’onore ai deportati.

È stata una cerimonia molto emozionante della quale conservo le fotografie che sono state pubblicate anche sul Cittadino.

Purtroppo nostro padre non c’è più. È mancato il 25 luglio 2018 per un aggravamento improvviso delle sue condizioni di salute. Tra le ultime volontà di mio padre c’è il desiderio che i figli scrivano un ricordo della sua vita e del suo carattere. Noi figli abbiamo composto un breve scritto in suo ricordo e saremmo molto felici se venisse pubblicato sul Cittadino, possibilmente sull’edizione cartacea.

La ringraziamo per la sua disponibilità e le porgiamo i migliori saluti.

IN RICORDO DI NOSTRO PADRE

SERAFINO LIVRAGHI

Era nato nel 1920 ed era il primo di cinque fratelli. Nel 1939 partì per il militare. Nel 1943, dopo l’armistizio, venne catturato dai Tedeschi. Come a tutti i prigionieri, anche a nostro padre i Tedeschi chiesero di scegliere se arruolarsi con le SS e combattere in Italia contro i partigiani oppure venire deportato in Germania. Lui rifiutò di arruolarsi con le SS pur sapendo che, molto probabilmente, non sarebbe mai più tornato in Italia e non avrebbe più rivisto i suoi cari.

Così venne deportato nel campo di concentramento di Moosburg – Stamlager VII A nei pressi di Monaco di Baviera dove gli assegnarono il numero di matricola 117.127. Poi fu inviato nel campo di lavoro di Freising in alta Baviera. Durante la prigionia imparò la lingua tedesca e si rese disponibile a fare qualsiasi lavoro venisse chiesto di fare ai prigionieri. Così riuscì a salvarsi la vita. In Germania rimase fino nel mese di giugno del 1945.

Per tutta la sua vita è sempre stato orgoglioso di non aver mai ucciso nessuno in tutti gli anni di guerra che ha trascorso.

L’esperienza della guerra fu terribile ma nostro padre seppe distinguere i nazisti dalla popolazione. Infatti ebbe sempre parole di stima per il popolo tedesco, un popolo costituito da persone di carattere, serie e scrupolose. Nel corso della prigionia apprese metodi di lavoro e di comportamento precisi e meticolosi e li applicò poi in tutta la sua vita.

Tornato dal campo di concentramento trovò un lavoro e subito iniziò a dedicare il suo tempo libero alla Chiesa. Al palazzo delle Suore di Turano conobbe nostra madre Dolores Zanoni. Si sposarono nel 1951, insieme fecero molti sacrifici per costruirsi una casa e farsi una famiglia con quattro figli.

Nostro padre era una persona che quando ne aveva la possibilità dava una mano a chiunque senza chiedere niente in cambio. Era anche molto attivo nel sindacato Cisl e non mancava mai agli incontri e alle manifestazioni.

Quando ha raggiunto la pensione ha dedicato la maggior parte del suo tempo alla Chiesa e all’oratorio fin da quando era parroco Don Aldo in seguito sostituito da Don Luigi.

In particolare nostro padre ricordava che Don Luigi, appena arrivato, non era gradito a tutti; però lui prese le sue difese. Durante la costruzione del nuovo oratorio nostro padre si alternava a Don Luigi per seguire lo sviluppo dei lavori con un impegno quotidiano e costante. Si occupava inoltre dell’apertura e della chiusura della Chiesa, delle piccole manutenzioni, della raccolta delle offerte, del loro versamento in banca e sbrigava molte incombenze relative alla Chiesa e all’oratorio.

Ha continuato ad impegnarsi per la Chiesa fino a quando, oramai ultra novantenne, il fisico non glielo ha più permesso. Poi, con enorme dispiacere, ha dovuto passare le consegne al nuovo sacrestano, dando però ancora la sua disponibilità al Parroco nel caso in cui ci fosse stato bisogno.

Quando nostra madre si è ammalata, ridotta in stato vegetativo, l’ha assistita in casa per 12 anni perché diceva che sua moglie e nostra madre non doveva finire i suoi giorni in un ospizio.

Nostro padre non si è mai fermato davanti ai problemi ma ne ha sempre cercato una soluzione. Aveva un carattere difficile, era convinto delle sue idee e se vedeva un’ingiustizia non era capace di stare zitto. Era una persona che “non le mandava a dire” e forse si è fatto qualche nemico, difficile da riconoscere perché in paese tutti sorridevano a Serafino quando lo incontravano.

Ma nostro padre abituato a fare, ha sempre guardato i fatti e non le parole della gente!!

Si era fatto anche tanti amici. Innanzitutto i bambini che lui adorava e che lo ricambiavano con gesti sinceri come quando, accompagnati dal catechista Pietro, sono venuti a fargli visita a casa perché era ammalato. Poi le tantissime persone che ha conosciuto nell’ambito lavorativo o in altre circostanze. Persone che non l’hanno mai dimenticato anche con il passare degli anni e che hanno avuto sempre una grande riconoscenza per quello che hanno ricevuto da lui. Il figlio di un imprenditore per il quale nostro padre aveva lavorato più di trenta anni fa ci ha detto: “A Serafino potevamo dare anche il portafoglio. Noi abbiamo investito il capitale ma Serafino ci ha insegnato il lavoro!”. Questo era nostro padre.

Aveva una grande fiducia nei giovani e voleva sempre essere al passo con i tempi. Leggeva moltissimo ed amava scrivere episodi della sua vita raccontando sia fatti tristi successi nel periodo della guerra che episodi piacevoli che gli erano accaduti.

Amava la natura e osservava con rammarico il progressivo disboscamento delle nostre campagne e la sparizione di tante specie di uccelli una volta diffuse.

Ci ha lasciato un vuoto incolmabile quel vecchietto di 98 anni, ancora lucido e attento che, per noi figli, era un punto di riferimento anche perché sapeva ancora dare buoni consigli. Spesso diceva: “E’ bello diventare vecchi perché si vedono tante cose nuove”.

Vogliamo ringraziare tutti coloro che ci sono stati vicini, tutti coloro che hanno avuto una parola in ricordo di nostro padre e quei bambini che hanno lasciato nella cassetta della posta alcuni disegni bellissimi che conserveremo.

I figli Stefano, Caterina e Alessandra Livraghi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.