Definirlo “una grana” è fuorviante, inadeguato e non rispettoso

Definirlo “una grana” è fuorviante, inadeguato e non rispettoso

Melegnano, amianto a scuola in viale Lazio

Gentile Direttore,

leggo sul “Cittadino” del 2.1. l’articolo sulla questione dell’amianto nella scuola di viale Lazio a Melegnano, definita nel titolo “la grana”. Ora, come insegnante della scuola primaria di via Lazio, di questa “grana” faccio parte, mi sento chiamata in causa e voglio esprimere alcune considerazioni. Per prima cosa voglio farle osservare che, se quanto verificatosi in viale Lazio non è certamente paragonabile alla condizione di chi ha perso la casa per crolli, terremoti o problemi simili, è comunque una situazione di disagio per i 360 alunni che frequentano la scuola e per le loro famiglie che si trascina ormai dal settembre dello scorso anno. Disagio condiviso anche dai 60 lavoratori, (insegnanti e collaboratori scolastici) che inoltre, come le migliaia di bambini che hanno frequentato la scuola dalla sua apertura, hanno convissuto inconsapevolmente, per anni, con l’amianto sopra le loro teste.

Definire la questione una “grana” (dal dizionario Garzanti della lingua italiana: “grana: seccatura, fastidio; sinonimi bega impiccio grattacapo guaio problema rogna) mi sembra quindi fuorviante ed inadeguato, visto quanto premesso, e sarebbe opportuno definire con maggior rispetto una questione di tale portata.

Certamente l’attuale Amministrazione Comunale si è trovata a dover gestire una situazione difficile ed onerosa, che le precedenti amministrazioni non hanno mai affrontato, ma è un dovere da parte di chi amministra le città dare risposte ed attuare interventi a favore della cittadinanza ed in questo caso garantire il diritto allo studio di più di 350 studenti.

Detto ciò lo sforzo e l’impegno per gestire al meglio la situazione è stato fatto e continua ad essere in atto da parte della scuola, dirigenza e lavoratori, che hanno affrontato la questione garantendo comunque un’offerta formativa qualificata e professionale.

Forse però occorre maggior attenzione da parte della stampa nello scrivere articoli e soprattutto nell’usare termini che potrebbero essere offensivi verso chi quotidianamente deve affrontare situazioni oggettivamente complesse e problematiche.

Distinti saluti. Angela Bedoni

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