L’imperativo è che prima si soccorre e si cura, poi si discute

L’imperativo è che prima si soccorre e si cura, poi si discute

Non è tollerabile impedire ai medici di avvicinare chi sta male

Caro Direttore,

come amico, ma soprattutto da cittadino e medico, ti mando queste riflessioni che, se lo riterrai utile, puoi mettere sul Cittadino nella forma più opportuna.

Sono molte settimane che non riesco a non pensare, con insistenza e frequenza forse mai provate fin’ora, alle parole di Luca 10,25: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico...” ed all’esortazione di Raul Follereau: “Signore facci sentire l’angoscia della miseria universale...”.

Come puoi immaginare, ciò è dovuto a quanto, ormai quotidianamente, vediamo e leggiamo sulla tragedia dei migranti.

Non è facile, per il vissuto ed alcune esperienze che ci accomunano, ma in particolare, lo ripeto, per la professione che esercito, frenare l’indignazione ed il desiderio di urlare a gran voce il dissenso e la grande rabbia che viene dal cuore, nei confronti di alcuni fra questi nuovi governanti.

Non mi interessano, in questi giorni, le approfondite analisi socio-economiche su un fenomeno che, di questo invece sono certo, è la conseguenza della povertà estrema e dell’indigenza in cui vivono milioni di persone, per un modello di sviluppo di cui solo pochi al mondo, noi fra questi, godiamo i benefici.

E se anche solo qualche piccola esperienza in Africa ti fa veramente sentire “...l’angoscia della miseria universale” che non ti abbandona più, allo stesso modo le parole della Parabola del Buon Samaritano, per noi che lavoriamo con i malati, restano un imperativo a cui non si dovrebbe mai derogare: prima si soccorre e si cura, poi si discute!

Non è tollerabile perciò, che ai medici ed agli infermieri, come anche alle altre persone che svolgono opera di soccorso, in mare o in terra, si impedisca di avvicinare chi sta male o peggio è in pericolo di vita, siano essi adulti, bambini, donne incinte ed anche qualcuno forse con problemi giudiziari.

Se il soccorso non lo possono impedire i politici, pur titolari di importanti cariche istituzionali, la cura e l’aiuto a chi soffre, calpestato e vilipeso al punto di chiederci, come diceva Primo Levi, “..se questo è un uomo”, allo stesso modo non dobbiamo accettare di essere contrastati da una mentalità, purtroppo diffusa fra chi condivide il nuovo corso della politica italiana o, più semplicemente, rimane indifferente e sta bene così.

Anche questa d’altra parte, non è una novità, infatti, da millenni il Salmo recita: “...l’uomo nella prosperità non comprende ma è come gli animali che periscono”.

Caro Ferruccio, come ho premesso, sono semplici pensieri che però non riuscivo più a tenere solo per me. Spero e mi auguro siano condivisi da altri Colleghi che lavorano ogni giorno al servizio del malato, senza distinzioni di sorta.

A te, che dirigi il giornale più diffuso capillarmente nel nostro territorio, chiedo solo di dar voce, sempre di più, a chi sta dalla parte giusta: quella dei poveri, degli emarginati ed oggi dei profughi.

C’è tanto bisogno di questo sostegno, così come le forze navali italiane sono state sostenute dal pronunciamento di Mattarella. Infatti, dichiarano gli stessi membri della Marina Militare, il Presidente della Repubblica: “...ha restituito dignità a noi che le vite le abbiamo sempre salvate” ed un Ammiraglio afferma: “Non so quanto sia ancora moneta corrente l’umanità, ma in mare c’è la regola del salvataggio come prima risposta. Il resto viene dopo”.

È evidente che anche loro conoscono bene la Parabola del Buon Samaritano!

Grazie dell’ospitalità. Un caro saluto.

Costantino Bolis, Orio Litta

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