Incrociammo Moro nell’estate del 1975, sulle amate Dolomiti

Incrociammo Moro nell’estate del 1975, sulle amate Dolomiti

A quarant’anni dall’omicidio dello statista

Sono passati quarant’anni da quei tragici 55 giorni in cui l’Italia è stata costretta a voltare pagina. In me però non è svanito il ricordo di Aldo Moro.

Ho avuto la grazia di incrociarlo sulla mia strada più di una volta. Penso a quando negli incontri milanesi ci ritrovavamo per imparare a vivere la nostra esperienza politica. Per la verità non eravamo molti, ma mai una volta che usasse una parola contro; sempre propositivo, sempre con il fine del bene comune.

Non erano incontri dove srotolare una serie di proposte allettanti per guadagnare voti, bensì erano momenti durante i quali imparare a vivere la propria esperienza con un bagaglio di valori da trasmettere. Se era facile seguire i suoi ragionamenti? Assolutamente no. Normalmente duravano qualche ora, e lui impassibile con la voce monotona a illustrare l’argomento previsto. Eppure era difficile stancarsi, da quanto convincenti erano le parole.

Nell’estate del 1975, coincidenza volle che con alcuni amici lo incontrammo sulle montagne delle Dolomiti, quelle che lui tanto amava. Durante una passeggiata quotidiana lo incrociammo mentre usciva da bosco insieme alla scorta. Fummo subito bloccati dagli agenti, ma dopo aver precisato al povero Maresciallo Oreste Leonardi la nostra identità, l’onorevole Moro non esitò ad incontrarci. Fu un incontro breve, ma come sempre imperniato sul futuro da costruire. In fondo era l’estate del 1975, quelle immediatamente successiva alle elezioni amministrative che vedevano il Partito Comunista a ruota della Democrazia Cristiana.

Tuttavia anche allora non mancò di pensare al futuro, che non poteva essere visto con paura, bensì con un maggiore impegno nell’affermare i nostri valori di libertà e democrazia, tenendo conto del rispetto e del bene comune.

Enrico Negri - San Martino in Strada

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