Anche nel Sudmilano supermercati presi d’assalto: la paura però si vince senza isterismi

Anche nel Sudmilano supermercati presi d’assalto, ma gli isterismi non servono

Il commento di Marco Ostoni

Anche nel Sudmilano in questi giorni non si parla d’altro: ovunque, in qualunque momento, con qualunque interlocutore. Ancor di più dopo l’emersione del primo caso presunto a Mediglia (poi “spostato” a Galgagnano, ma poco cambia, visto il passaggio del malato all’ospedale di Vizzolo, riferimento di tutto il Melegnanese). Difficile, dunque, anche per il sottoscritto, trovare un tema diverso su cui riflettere nell’appuntamento settimanale del martedì con i lettori della zona.

D’altronde una vicenda come questa non la si è mai vissuta alle nostre latitudini nell’ultimo secolo (Sars ed Ebola sono rimaste ai margini) e si è dunque totalmente impreparati a gestirla, soprattutto sul piano psicologico.

Praticamente impossibile trovare testimoni ancora vivi della più grande epidemia influenzale avvenuta nel XX secolo, la “spagnola”, che dopo il primo conflitto mondiale falciò, con una virulenza inusitata, in tre ondate fra 1918 e 1919, decine di milioni di persone (sul dato certo gli studiosi non sono concordi) in tutto il mondo.

Oltretutto allora si era reduci da una guerra terribile, la morte era sempre alla finestra – in Asia ancora si manifestavano letali ondate di peste – così come l’insicurezza sul futuro. Oggi, e ormai da decenni, non è più così, almeno nella ricca Europa e siamo dunque del tutto impreparati davanti a un pericolo strisciante come quello di un virus poco conosciuto. Certo il paragone con la grande pandemia di un secolo fa non tiene quanto a gravità, essendo la mortalità del Coronavirus infinitamente più bassa, ma la paura non fa sconti e spesso annebbia la ragione e il buon senso.

Non bastano gli inviti alla calma, non basta sapere che le complicanze riguardano soprattutto anziani e persone con pregresse patologie, non si crede ai dati ufficiali, alle misure prese delle autorità, si dà retta alle bufale e agli allarmismi di mass media e politici purtroppo scriteriati. Così capita che in una domenica come quella del 23 febbraio i supermercati vengano presi d’assalto, da San Donato a Melegnano, da San Giuliano a Paullo, anche in assenza di misure di blocco/quarantena; che le chiese – prima ancora che giungano le disposizioni precauzionali della diocesi – siano semideserte e che solo pochi coraggiosi stringano la mano al vicino al momento dello scambio della “pace”. Certo, c’è anche chi – e sono molti – non si fa prendere dal panico e prosegue con la vita normale, magari festeggiando comunque i cresimandi rimasti tali (si rimedierà dopo Pasqua) per la sospensione della cerimonia all’ultimo istante, con locali già prenotati, feste già allestite.

La vita normale, appunto. Non c’è altra strada, nel vivere l’emergenza, che cercare di andare avanti normalmente, almeno dove possibile, fidandosi e seguendo le indicazioni che arrivano dall’alto circa i comportamenti idonei a ridurre i rischi di contagio, nella consapevolezza che non ci sono alternative. Niente isterie, nessun untore su cui scagliarsi. Si vince insieme, solidarizzando semmai con chi è nell’occhio del ciclone, come i vicini residenti della Bassa, rincuorando i bambini dalle loro paure, prestando attenzione agli anziani, più esposti degli altri al virus. In una parola restando profondamente umani.

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