Il consumo illogico mette a rischio l’Italia

Il consumo illogico mette a rischio l’Italia

L’impietosa analisi del sociologo Luca Ricolfi

Mario Spini

Un Paese che rischia di bruciarsi sull’altare del consumo più sfrenato e illogico: è questo lo scenario inquietante che Luca Ricolfi disegna per il futuro, purtroppo anche immediato, dell’Italia agli albori del terzo millennio. Secondo il sociologo torinese, che negli ultimi vent’anni con i suoi libri ha messo a nudo le molte contraddizioni che lacerano il nostro tessuto culturale ed economico, l’Italia si è trasformata, unica in Occidente, in una “società signorile di massa”. Signorile perché lo stile di vita della maggioranza degli italiani è ormai diventato simile a quello dei signori del passato, che si caratterizzava per un’opulenza dei consumi in assenza tuttavia di una produzione in grado di sostenerla economicamente nel tempo.

Gli italiani, e non servono certo le analisi sociologiche e statistiche per vederlo, consumano e si divertono in una maniera che ha pochi eguali nel mondo, ma lo fanno senza avere alle spalle una base produttiva che giustifichi i loro comportamenti: la conseguenza, per certi versi drammatica, è che stanno progressivamente erodendo la ricchezza patrimoniale che i loro nonni e i loro padri avevano accumulato dal secondo dopoguerra in poi.

Sono quindi le rendite e non il lavoro a sostenere i consumi, grazie all’enorme ricchezza in case, azioni e titoli detenuta dalle famiglie. Per l’autore quello italiano è attualmente un contesto di diffuso benessere, inserito però in un’economia che da tempo ha smesso di crescere e, soprattutto, dove i cittadini che vivono senza un’occupazione sono più numerosi di quelli che lavorano.

Si tratta di una situazione a cui l’Italia non è arrivata nel giro di poco tempo ma che ha cominciato a delinearsi già negli anni 60, con l’inizio di un progressivo calo delle persone occupate. Negli anni Novanta, a conclusione del miracolo economico, il consumismo è diventato un fenomeno sempre più diffuso, a dispetto della stagnazione, per poi diventare una condizione stabile quando l’Italia si è trasformata in Cenerentola della crescita rispetto agli altri paese europei.

Le cifre citate da Ricolfi sono impressionanti: mentre solo la Grecia fa peggio in Europa per quanto riguarda il numero degli occupati, dal canto nostro possiamo vantare primati in tutte le classifiche del consumo: nel mondo in pochi tengono il passo del nostro Paese per il numero di auto per famiglia, per il tempo dedicato alle vacanze, per il possesso di smartphone, per le cifre sperperate nel gioco d’azzardo e nel consumo di sostanze illegali. Intanto ogni giorno dedichiamo a Internet un tempo medio che è addirittura il triplo del tempo medio di lavoro, mentre il 25 per cento dei giovani, per scelta o costrizione, non fa assolutamente nulla.

Le conseguenze dal punto di vista sociale secondo sono gravissime. Secondo l’autore l’idolatria dei consumi e del tempo libero a discapito della cultura e dell’istruzione ha finito per distruggere il sistema scolastico, ridotto ormai a sfornare titoli di studio senza valore. Anche il mondo del lavoro perde la sua integrità, vedendo nascere al suo interno quella che il sociologo definisce come una vera e propria struttura paraschiavistica, in cui “una parte della popolazione (spesso costituita da stranieri) si trova collocata in ruoli servili o di ipersfruttamento, perlopiù a beneficio di cittadini italiani”.

Il nostro futuro nel libro di Ricolfi appare dipinto a tinte fosche: come i nobili che distrussero antiche casate sperperando le rendite, l’Italia del terzo millennio rischia di scivolare progressivamente verso il declino. Le carte da giocare sono poche, anzi una sola: aumentare la produttività, seguendo l’esempio di numerosi Paesi occidentali e del Giappone, che si permettono un altissimo livello di consumi, anche superiore al nostro, grazie al lavoro e all’operosità.

Appare quindi in tutta la sua urgenza la necessità di interrompere il circolo vizioso della stagnazione, possibilmente in tempi brevi, prima di venire condannati a essere la prima Nazione europea a fare la fine dell’Argentina.

La società signorile di massa

Luca Ricolfi

Ed. La nave di Teseo (2019)

267 pagine, 15,30 euro

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