Ruffini e una “normale” felicità
Paolo Ruffini

Paolo Ruffini e una “normale” felicità

Intervista all’attore che sarà in scena mercoledì 8 all’auditorium “Tiziano Zalli” a Lodi

Un happening comico, disobbediente e commovente, che ha come filo conduttore le relazioni: con le emozioni, con il tempo, e soprattutto con la diversità. “Up&Down”, lo spettacolo con Paolo Ruffini e cinque attori della compagnia teatrale Mayor Von Frinzius,sarà in scena mercoledì 8 (ore 21) all’auditorium “Tiziano Zalli” in via Polenghi Lombardo a Lodi (biglietti su ticketone.it). ”Up & Down” è uno straordinario esempio di teatro integrato, una rappresentazione che interrompe le liturgie teatrali e offre al pubblico una vera e propria esperienza in cui le distanze tra palcoscenico e platea si annullano: attraverso il filtro dell’ironia Ruiffini e i suoi compagni di viaggio (Federico, Andrea, Erika, Massi, Simone e David) indagano una delle “malattie” più comuni dei nostri tempi, la “disabilità alla felicità”, condizione che attanaglia moltissimi cosiddetti normodotati e che invece è completamente estranea alle persone con sindrome di down. Lo spettacolo - da cui sono stati tratti poi un film (“Up&Down – Un film normale”) e un libro (“La sindrome di Up”) – mostra quanto sia labile la linea di confine tra normalità e disabilità e scardina i pregiudizi del pubblico, divertendo ed emozionando. Il tour 2019, dopo i numerosi sold out dello scorso anno nei teatri più prestigiosi di tutta Italia, farà tappa anche a Lodi: l’appuntamento è in programma mercoledì sera (ore 21) all’auditorium “Tiziano Zalli” in via Polenghi (biglietti su ticketone.it).

«Il progetto ha iniziato a prendere corpo qualche anno fa quando ho assistito allo spettacolo diretto da un carissimo amico, Lamberto Giannini, in cui sul palco recitavano insieme attori cosiddetti normodotati e disabili – racconta Paolo Ruffini, personaggio eclettico che nel corso della carriera ha spaziato tra teatro, televisione e cinema -. Sono rimasto spiazzato dalla confidenza con la felicità che possiedono le persone con la sindrome di down. E così ho deciso di unire le forze e di creare uno spettacolo dai connotati decisamente “pop”, per far uscire la disabilità dai circuiti teatrali un po’ chic in cui era sempre stata circoscritta e portarla al grande pubblico».

“Up&Down” ha sempre riscosso un enorme successo. Qual è il segreto? «Non è uno spettacolo teatrale in senso stretto, non ci sono filtri né barriere: è un happening, un’esperienza che parla anche di te anche se tu ancora non lo sai».

Con i ragazzi che ti accompagnano sul palco si è instaurato un fortissimo rapporto di amicizia. Immagino tu abbia insegnato loro parecchi “trucchi” del mestiere ma che allo stesso tempo tu abbia imparato anche molto… «Certamente, questa esperienza mi ha arricchito profondamente, sia dal punto di vista professionale sia a livello umano. Ho imparato a vivere la vita più lentamente, a gustare le piccole cose, a tenere di più il cellulare in tasca e a preoccuparmi meno dei like e dei follower sui social. Questi ragazzi mi hanno insegnato che la vita può essere feroce ma resta comunque meravigliosa».

Uno dei temi cardine del progetto è la “disabilità alla felicità e alla leggerezza”, una sindrome di cui molte persone soffrono. «Oggi la felicità e la leggerezza sono considerate sospette e creano invidia. Chi è felice, paradossalmente, viene bollato come strano. Siamo tutti quanti disabili ad accogliere la meraviglia e lo stupore».

Attore, regista, produttore, conduttore, scrittore… Tu sei un modello di eclettismo, hai fatto teatro, tv, cinema: è fondamentale per un artista sapersi “districare” tra i vari ruoli? «Credo sia una condizione importante ma non necessaria. Basta pensare a Checco Zalone: non è un personaggio così trasversale, eppure il suo successo è conclamato. Io sono una persona che si annoia facilmente, devo zampettare qua e là. Non riesco a scegliere un ambito privilegiato e non riesco a definirmi».

Sei anche un talent scout e hai trovato una grande promessa della comicità proprio a Lodi, Filippo Caccamo. «Ho diretto il suo ultimo spettacolo che ha debuttato a novembre al Teatro alle Vigne. Filippo è un ragazzo molto preparato e sul quale sto puntando parecchio. Fare il comico oggi è complicato: lui è stato bravo ad aprirsi una sua strada sui social e poi anche a teatro ha dimostrato tutto il suo valore».

Progetti per il futuro? «Dal 7 gennaio inizierà la nuova edizione de “La pupa e il secchione e viceversa” su Italia Uno, e a seguire tornerò a “Colorado”. Ad aprile invece comincerò le riprese di uno nuovo film, una commedia sentimentale, di cui sarò attore e regista».

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