New York e un giorno di pioggia Woody Allen ritrova il “tocco”
I giovani protagonisti del film di Woody Allen

New York e un giorno di pioggia Woody Allen ritrova il “tocco”

In sala il 49esimo film del regista, una commedia romantica ambientata nella Grande Mela

Lucio D’Auria

«Adorava New York. La idolatrava smisuratamente…». Bentornato “a casa” Woody Allen, sei mancato.

Anche senza il bianco e nero – ma avvolta dalle luci morbide disegnate da Vittorio Storaro – e senza i motivi di George Gershwin – ma cullata da Chet Baker – è ancora qui che il regista trova la sua vena e torna ai giorni migliori. In una commedia romantica, “Un giorno di pioggia a New York”, in cui si riconosce, quasi intatto, “l’Allen touch”. Sdraiati sul divano, con un microfono, sembra di poterli elencare: i motivi per cui vale la pena… vedere un film così. A cominciare dal fatto che il pubblico ha rischiato di non poterlo vedere affatto per le note (e tormentate) vicende che hanno accompagnato la sua distribuzione (il produttore Amazon, nel pieno del movimento Me Too, lo ha bloccato sull’onda delle accuse rivolte ad Allen dal figlio Ronan e da Mia Farrow, al punto che in America non esiste una data di uscita).

Il 49esimo film del regista con un anno di ritardo è comunque arrivato in sala in Italia (grazie a Lucky Red) ed è una buona notizia. Perché ci restituisce un Woody Allen riconciliato, tornato alla commedia dopo il dramma vissuto sulla “ruota delle meraviglie”, e addirittura proiettato al futuro con una storia che ha per protagonisti dei ragazzi (interpretati da attori giovanissimi e bravissimi, Timothée Chalamet e Elle Fanning in testa, diretti in maniera assolutamente moderna).

Il protagonista ha un nome che è un programma: Gatsby Welles. Ama il cinema d’autore, legge e cita i classici, adora il jazz e Cole Porter, ha un rapporto complicato con la madre, e ha una giovane fidanzata che scrive per la rivista universitaria e che deve accompagnare a New York per un’intervista a un regista famoso. Della trama si può solo dire che nulla andrà come era nei programmi e che una volta arrivati nella Grande Mela sarà lei - la città - a comandare. Dopo tutto «New York ha un piano tutto suo e il tempo è sempre contro di te. Puoi cercare di controllarlo o di manipolarlo un po’, ma alla fine devi arrenderti». Fa lo stesso Woody Allen che nella “sua” città appare quasi comandato dall’esterno: la camera sfiora il profilo dei grattacieli che si vedono appena da una finestra, ma basta e avanza. Si infila nei viali del Central Park, nei piano bar e rimane in ascolto. Della musica dei clacson, del rumore della pioggia in una giornata autunnale. Il regista «respira il monossido del traffico» e mette molto di sé in tutti i personaggi maschili che si incrociano nella storia, mentre affida le sue battute più urticanti a una sorprendente Selena Gomez, e fa quello che gli riesce nei momenti migliori. Anche quando fa addizioni all’apparenza semplici. Mischia commedia e filosofia urbana, con uno sguardo che al 49esimo film appare vivacissimo e per nulla rassegnato. Anzi. Il suo sguardo è forse più disincantato (il monologo magnifico di Cherry Jones è rivelatore) ma anche speranzoso e aperto al futuro. A patto di trovarsi nel posto giusto: New York. Per il giovane Gatsby come per il maturo Woody «era la sua città, e lo sarebbe sempre stata».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.