Altri mondi/1Il reportage dell’americano Joey Lawrence sulla tragedia umanitaria di un popolo

Kurdistan, dolore e fierezza

L’ultimo fine settimana per il Festival della fotografia etica: un’altra sfilata di scatti da tutto il mondo

C’è un rischio inevitabile quando si parla dell’attualità che scuote il mondo. Che quando decidi di allestire una mostra, non puoi immaginare la piega che prenderanno gli eventi, e nel giro di poche settimane una storia può cambiare drasticamente, un lieto fine può diventare una sconfitta, una ferita mai del tutto guarita può ritornare a sanguinare, fino ad accecare qualsiasi tentativo di trovare un senso a ciò che accade in una parte di mondo.

È il destino senza pace del popolo curdo, protagonista della mostra Guerrilla Fighters of Kurdistan, esposta allo spazio Bipielle Arte e presentata sabato pomeriggio dal suo autore, Joey Lawrence, introdotto da Alberto Prina, coordinatore del Festival, davanti a decine di persone assiepate in sala, negli spazi Bipielle Arte.

La prima cosa che colpisce guardando le immagini è la prima cosa evidenziata dal fotografo: «Io sono un fotografo di ritratti – ha detto il newyorkese Lawrence -. E sono rimasto fedele a questa vocazione anche nel reportage dal Kurdistan iracheno, raccontando la guerra con uno strumento diverso. Perché fare un ritratto significa dare un volto alle persone di cui parliamo, avvicinare chi guarda le immagini a un popolo che soffre».

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