Ilaria Rossetti, parole “da salvare”
Il sorriso della lodigiana Ilaria Rossetti che ha vinto il premio dell’editore Neri Pozza

Ilaria Rossetti, parole “da salvare”

L’autrice lodigiana racconta le sue emozioni dopo la vittoria del premio indetto da Neri Pozza

Per leggere il romanzo bisognerà attendere ancora qualche mese, ma “Le cose da salvare”, la nuova opera di Ilaria Rossetti, rappresenta già un piccolo “caso” letterario. Il doppio successo al Premio nazionale Neri Pozza – nella sezione principale e in quella dedicata agli Under 35 – ha riportato alla ribalta la scrittrice lodigiana, già vincitrice nel 2007 del Premio Campiello Giovani e autrice dei romanzi “Tu che te ne andrai ovunque” (2009) e “Happy Italy” (2011), entrambi usciti per Giulio Perrone Editore. «Questo premio rappresenta sia un punto d’arrivo sia di partenza – racconta Ilaria -. Poter pubblicare per una casa editrice importante e consolidata come Neri Pozza è un investimento per me stessa e offre garanzie e prospettive per il futuro».

“Le cose da salvare” arriva dopo una pausa di otto anni. Quanto è cambiato il tuo approccio alla scrittura in questo periodo? «L’essenza della scrittura è rimasta quella di qualche anno fa, ma avevo bisogno di maturare a livello letterario. Leggere ed educarsi alla lettura è l’unico modo per formarsi. Oggi credo che il mio stile sia più controllato e preciso. Negli ultimi tempi mi sono avvicinata maggiormente agli autori italiani contemporanei: mi hanno incuriosito soprattutto il cambiamento e l’evoluzione della nostra lingua».

Quanto ti è servito prenderti una pausa così lunga tra un romanzo e l’altro? «Negli ultimi otto anni sono cambiata molto. Ho vissuto a Londra, ho finito gli studi, ho cambiato decine di lavori, sono tornata in Italia. Insomma, sono cresciuta e credo che tutte queste esperienze si riflettano in qualche modo in ciò che scrivo».

Tu sei nata e cresciuta in provincia. Per uno scrittore è un aspetto positivo o negativo? «La provincia, inevitabilmente, ti dà un marchio, ma sono convinta si tratti di un buon marchio. In una città in cui tutti si conoscono hai modo di osservare con maggiore chiarezza alcune dinamiche che, nel loro piccolo, sono lo specchio di ciò che accade nel mondo. Dieci anni fa pensavo che Londra fosse il massimo, oggi mi sono ricreduta: vivere in provincia permette di osservare le cose più a fondo».

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