Una coppia di amici per la vita tra dramma, lutto e commedia
Marco Giallini e Valerio Mastandrea in “Domani è un altro giorno”

Una coppia di amici per la vita tra dramma, lutto e commedia

Il film di Simone Spada con Valerio Mastandrea e Marco Giallini

Commedia e dramma, dramma e commedia. In un intreccio indissolubile, come nella vita. Estremi che si toccano, come nella “scuola” italiana del cinema.

Tommaso e Giuliano sono amici da sempre, sono diversi e vivono lontani ormai da tanti anni, ma sono sempre uno lo specchio dell’altro. Giuliano (Marco Giallini) è un attore di teatro, un seduttore, ed è malato di cancro. Tommaso (Valerio Mastandrea), serio professore, è tornato dal Canada per incontrare l’amico e per parlargli, per convincerlo a cambiare idea visto che questo ha deciso di non continuare le cure e di abbandonarsi alla malattia.

Il modello di Simone Spada, regista di Domani è un altro giorno, sembra chiaro. Pur avendo tra le mani un film “già fatto” (il suo è un remake fin troppo fedele dello spagnolo Truman - Un amico vero è per sempre di Cesc Gay) è alla tradizione della nostra commedia che sembra ispirarsi (come già aveva fatto nel precedente Hotel Gagarin). In questo caso non devono sfuggire un paio di elementi fondamentali: la firma sulla sceneggiatura di Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico (tra gli autori di Boris) e l’accoppiata Giallini-Mastandrea - amici veri nella vita e in scena - che questa difficile alchimia tra gli opposti registri riescono a sostenerla e renderla credibile in modo naturale.

Tutto bene dunque? Tutto molto complicato in realtà. Perché complicatissimo e accidentato è il terreno scelto: raccontare in chiave di commedia un tema complesso come la morte, anzi l’attesa della morte. Perché questa è la missione del film, seguire i due protagonisti nei quattro giorni in cui si ritrovano, per parlare di tutto, ritrovare vecchi sentimenti, cose mai dimenticare, nuove e terribili paure, senza trasformare tutto in una rimpatriata dal risvolto tragico. Spada lo fa puntando innanzitutto sulla chimica speciale che scatena l’accoppiata degli interpreti, sfruttando Giallini in stato di grazia e i silenzi di Mastandrea che alla sua prima prova da regista ha affrontato questo stesso argomento (con una profondità e con dinamiche completamente differenti però). Domani è un altro giorno è un film di primissimi piani e di qualche scena madre di troppo, che migliora quando riesce ad essere più libero e che rischia di incastrarsi quando pone dei quesiti morali che poi colpevolmente lascia cadere senza dare sostanza alle domande, senza dare il giusto peso al tema (enorme) sollevato. Molto meglio quando si accende la scintilla comica naturale tra i due protagonisti e quando Spada trova la giusta misura di non detto. Proprio quello è il momento in cui riesce a dire lui stesso le cose più difficili (come quando sulle note di Can’t Take My Eyes Off You rende omaggio a Il Cacciatore e muove il suo film lungo il sottile percorso della memoria che unisce i due uomini). In mezzo a loro, in questo anomalo “buddy movie” che diventa anche “road” tra Roma, il Canada e Barcellona, c’è infine il cane Pato terzo protagonista (per fortuna non ingombrante) a cui è riservata una delle battute più belle e rivelatrici di tutto il film: «Lo hai chiamato così per l’attaccante del Milan?», «No, per il fratello di Falcao» la risposta che incasella anche il bernese tra gli outsider della vita che popolano questa storia.

Lucio D’Auria

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