L’arte e il ’68, un “urlo” da record
Paolo Baratella davanti a una sua opera

L’arte e il ’68, un “urlo” da record

Si è chiusa con un bilancio lusinghiero per visitatori e contenuti la mostra andata in scena allo Spazio Bipielle di Lodi

L’ultima “eco” l’ha lanciata sabato 9 febbraio, nella conferenza “Testimonianze”, quando a rievocare il clima e i sussulti di quell’anno entrato ormai nell’immaginario collettivo hanno provveduto Ercole Ongaro, Mario Quadraroli, Fabiola Giancotti, Francesco Cattaneo, Giovanni Bongiorni. Ma seppure abbia chiuso i battenti solo 24 ore dopo, “L’urlo del ’68”, la mostra tra “storia, arte e musica” che ha tenuto banco allo Spazio Bipielle Arte di Lodi per tre settimane, si è già ritagliata un piccolo posto nella storia: per aver superato, con i suoi 850 visitatori in sole tre settimane di apertura, qualsiasi altra esposizione di analoga durata e tipologia allestita nel medesimo spazio in tutto il 2018.

Il merito è della suggestione del tema, ma anche della qualità con il quale è stato trattato. Sotto il profilo artistico, attraverso le opere di Paolo Baratella (uno dei testimoni di quel periodo) e attraverso la sezione dedicata agli artisti lodigiani quali Giuliano Mauri, Mauro Staccioli, Ugo Maffi, Luigi Volpi, Paolo Costa e Mario Quadraroli; ma anche con i pannelli che hanno raccontato come anche la musica abbia contribuito a quella sorta di ”rivoluzione culturale”, incrociandosi al pari del cinema con i dibattiti e le proteste sociali dell’epoca.

Da Bob Dylan a Warhol, dagli Stati Uniti al Vietnam, passando per le locandine dei film usciti sul grande schermo e le interpretazioni figurative dei (som)movimenti di quegli anni ricchi di creatività, di speranze e di drammi, “L’urlo del ’68” ha dunque saputo stimolare la curiosità del pubblico, ottenendo anche riscontri di critica pressoché unanimamente positivi. E ciò nonostante due soli eventi collaterali, spesso punto di forza e di richiamo di altre mostre e rassegne: segno che la qualità della mostra organizzata dalla Fondazione Banca Popolare di Lodi in collaborazione con la Fondazione Credito Bergamasco, con la curatela di Riccardo Bertoncelli e Angelo Piazzoli e il contributo alla parte lodigiana (e alla visite guidate) di Mario Quadraroli, ha raggiunto il suo obbiettivo. E che quell’urlo, 50 anni dopo, è ancora forte.

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