Milani celebra le vite di Novello con un ricordo per la Treccani
Maurizio Milani

La Treccani celebra Novello con un ricordo di Maurizio

Un articolo della rivista online il Tascabile dedicato al grande pittore codognese

Li accomuna sicuramente l’ironia: pungente ed elegante insieme quella del primo, surreale e stralunata quella del secondo. Da un lato Giuseppe Novello (1897-1988), indimenticato vignettista e pittore codognese, tra i pionieri della satira di costume in Italia, dall’altro Maurizio Milani, pure lui codognese “doc”, uno che “non se la tira” e vive ancora a Codogno nonostante la fama ottenuta sia come comico (dal mitico Zelig di Milano al ruolo d’opinionista nella trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, tanto per citare qualche tappa della sua carriera), sia come autore di quasi una ventina di libri satirici. Non stupisce perciò che proprio Milani sia stato scelto per un ricordo di Novello nell’articolo che il Tascabile – rivista enciclopedica on line edita da Treccani – ha di recente pubblicato per celebrarne talento e vita straordinaria.

Giuseppe Novello

L’articolo si intitola Tutte le vite di Novello e porta la firma di Matteo De Giuli, senior editor del Tascabile. Che spiega: «Perché Milani? Mi aveva colpito la coincidenza che due geni della satira fossero nati nella stessa cittadina – spiega De Giuli - . Confesso poi che verso Novello nutro una passione da anni, così come sono grande ammiratore di Milani. L’approfondimento per il Tascabile è stata così anche l’occasione per conoscere quest’ultimo e cercare parallelismi tra due ironie differenti ma entrambe rivolte spesso a dissacrare parte del proprio mondo».

Dal canto suo Milani sottolinea con schiettezza: «Novello non l’ho mai conosciuto di persona, anche dal punto di vista anagrafico c’è poco che ci lega. Detto questo, ho per lui ammirazione profonda, essere stato scelto per questo omaggio mi lusinga». Nel 1988, quando Novello muore, Milani ha 27 anni e sta per debuttare come comico allo Zelig. «A De Giuli ho raccontato di quando vedevo Novello passeggiare in via Roma o andare in stazione a prendere il treno per Milano. Sapevo chi era, ma lui era un uomo schivo e io ero timido. Risultato: mi è sempre mancato il coraggio di rivolgergli la parola».

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