Dawla. La storia dello stato islamico raccontata dai suoi disertori porterà in città una..." />
Del Grande, l’Isis dei disertori: una storia narrata dall’interno
Gabriele Del Grande, autore del volume “Dawla. La storia dello stato islamico raccontata dai suoi disertori”

L’Isis raccontato dall’interno: Gabriele Del Grande a Lodi lunedì sera

L’autore di Dawla. La storia dello stato islamico raccontata dai suoi disertori porterà in città una sorta di recital a tema

L’Umanità Lodigiana in Cammino è una rete di 52 enti e associazioni impegnate nel sociale e nella cultura. Lunedì la rete ha organizzato un evento che unisce arte, letteratura, cucina, per approfondire il tema della banalità del male dello stato islamico, raccontato con le parole dello scrittore e regista Gabriele Del Grande. Dalle 19 nel foyer del cinema Fanfulla un aperitivo al gusto mediorientale introduce il tema; alle 21 il pubblico si sposterà nella sala dove strumenti mediorientali (suonati da Maurizio Piantelli e Ashti Abdo) e le voci di tre attori (Elsa Bossi, Vittorio Vaccaro, Lorenzo Prevosti) faranno da cornice all’intervento di Gabriele Del Grande, autore di “Dawla, la storia dello stato islamico raccontata dai suoi disertori”.

«Dietro al libro – ci racconta l’autore - c’è un’inchiesta durata due anni fra viaggi di ricerca, studio e scrittura, comprese le due settimane di arresto in Turchia nell’aprile del 2017. Ho intervistato giornalisti, dissidenti, ex prigionieri politici, ex agenti dei servizi segreti, ingegneri del petrolio, ex militari, miliziani e jihadisti». E spiega: «La parte più difficile è stata verificare l’attendibilità delle fonti, incrociandole e confrontandole con la migliore saggistica specializzata. Il resto è stato un lavoro di montaggio, come in un film».

Del Grande considera il suo lavoro «scomodo» e afferma: «Ho scritto un libro sulla storia dell’Isis, che è anche un libro sulla violenza, il potere, la guerra. Immedesimandoci nei carnefici a cui do voce nel libro, si scopre la loro umanità. E questo è molto scomodo da accettare sia per me che li ho incontrati sia per chi legge le loro storie. È scomodo perché non ci assolve. Non ci dà cioè la certezza che al loro posto non avremmo fatto lo stesso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.