Vizzolo, una storia nel nome della fede

Vizzolo, una storia nel nome della fede

Attorno a Santa Maria in Calvenzano si scrive il racconto di un paese dal passato importante

In principio fu quel pugno di uomini vestiti col saio nero di San Maiolo e Sant’Odilone, che accettò di venire a vivere qui, sulla frontiera col Lodigiano, costruendo una chiesa smisuratamente grande per quanti fossero allora tanto i monaci stessi quanto i residenti. La chiesa è quella di Santa Maria in Calvenzano: ed è attraverso le sue memorie di pietra che Vizzolo Predabissi può raccontare una storia che, seppure il Comune non sia ancora riconosciuto come città, ha poco da invidiare a quella di realtà molto più grandi. Una storia che nella fede comincia, e che nella fede è cresciuta nel corso dei secoli.

A destra della facciata della basilica occhieggia il simbolo della “plaque rosace”, adottato in tutta Europa dalla Fesc (Federazione Europea dei siti cluniacensi) per segnalare che questo è stato un monastero appartenente al non più esistente ordine dei benedettini cluniacensi. E una seconda lapide, piazzata dall’arcivescovo di Milano cardinale Ildefonso Schuster nel 1947,sul contrafforte nord di Calvenzano, ricorda che qui, il 23 ottobre del 525 d.C., venne messo a morte per alto tradimento politico il filosofo e teologo Anicio Manlio Severino Boezio, il più importante pensatore occidentale nella fase iniziale del Medioevo: un episodio conteso a Pavia, dove ufficialmente venne ucciso Boezio.

Il rapporto tra Vizzolo, la fede e la storia è testimoniata altrove anche dalla formella artistica in ceramica che ricorda un altro evento della storia religiosa locale: una visita di San Carlo Borromeo, non ancora santo e solo arcivescovo ambrosiano, nell’anno 1567. Ma la storia del borgo è anche quella di una comunità di contadini, di lavoratori, di tradizione. A ricordarla è l’immagine del lavatoio, demolito negli anni Cinquanta, che campeggia al centro della nuova piazzetta fra le vie Melegnano, Verdi e Matteotti. Un’immagine per ricordare che il centro delle relazioni umane, il cuore pulsante del villaggio quando non esistevano gli elettrodomestici, era dove si andava con le ceste cariche di panni.

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