Rivive l’epopea del “Gelso”, conto alla rovescia alla Bpl
L’inaugurazione della mostra di Lucio Fontana a Il Gelso nel 1973. Il primo a sinistra è Giovanni Bellinzoni

Rivive l’epopea del “Gelso”, conto alla rovescia allo Spazio Bpl di Lodi

Dal 25 maggio una collettiva-omaggio alla storica galleria diretta da Giovanni Bellinzoni

Parlare a Lodi di gallerie d’arte vuol dire, a quasi 30 anni di distanza, parlare innanzitutto dell’avventura vissuta da “Il Gelso”. E, dunque, di Giovanni Bellinzoni, che della galleria fu il fondatore e l’anima. C’è la sua figura al centro della mostra che si apre allo Spazio Tiziano Zalli di Bipielle Arte venerdì 25 maggio, seguita dalla festa di inaugurazione alle 17.30 di domenica 27: un percorso che intende proporre un riflesso della vicenda della galleria, attraverso una selezione dei suoi autori più significativi.

In tema di cultura, a Lodi, un omaggio a “Il Gelso” è un evento dovuto, prima di ogni altra cosa. E la mostra si annuncia come un percorso che intende proporre una riflessione della vicenda della galleria, attraverso una selezione dei suoi autori più significativi, ma non solo. Era il 24 ottobre 1970 e nasceva il decennio generato dal miracolo economico, segnato dal post sessantotto e dall’impegno politico, quando in via Marsala 48 si aprì il “Gelso” per il quale il termine “galleria” è fortemente riduttivo.

L’azione coraggiosa di Bellinzoni portò in città la body art di Arnulf Rainer, la Mec-Art di Aldo Tagliaferro e l’arte cinetica di Davide Boriani, e poi Agostino Bonalumi, Dadamaino e Alik Cavaliere, Ugo Nespolo, Emilio Tadini e Mario Schifano, Mauro Staccioli che viveva allora i suoi anni lodigiani e un esordiente Giuliano Mauri.

Curata dalle sue figlie Mariapia, Giovanna e Gianpiera (in collaborazione con Mario Quadraroli), e nel ricordo della madre Dodi che al “Gelso” fu l’ anima del “Cenacolo”, la mostra è dedicata al fondatore, a un quarto di secolo dalla scomparsa.

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