Due fratelli e l’urgenza della memoria comune

Due fratelli e l’urgenza della memoria comune

Un racconto lungo che apre una finestra sul nostro Paese

Un racconto sulla memoria, dalla struttura circolare, uno stile secco, immediato e diretto al cuore, per ricordare la vera storia di due fratelli-contadini trascinati dal destino nell’Italia del lontano 1944. Inoltre, una miriade di volti e storie, punteggiati da dialoghi serrati e molti silenzi frutto di un’autenticità contadina fatta di lavoro e gesti, di concretezza e durezza, è al centro del lungo racconto.

Per uno dei due fratelli, Mario detto Tarzan, tutto cambia all’arrivo della chiamata alle armi dalla Repubblica sociale, quando rifiuta e si dà alla fuga. Nelle terre dell’Emilia Romagna, unendosi per caso alla 36ª Brigata Garibaldi, tra boscaglie e villaggi, cerca di sfuggire alla Storia ma inutilmente: una generazione di giovanissimi ne diventano vittime e protagonisti senza volerlo. L’altro è Gianì, permaloso e testardo, anch’egli protagonista della nostra storia collettiva, contadino scontroso e duro, che comunicherà con mugugni e grugniti fino all’età di ottantanove anni morendo in un presente di fallimenti, chiuso nel suo passato che non riuscirà a raccontare.

La commovente storia dei due fratelli, nonno e prozio dell’autore, distanti 15 anni l’uno dall’altro, si consuma tra il bestiame della pianura padana e i campi di grano, ora gialli come l’oro ora marroni come il fango, la paura della granata, la guerra civile sul filo della linea gotica. Così il nipote da narratore onnisciente racconta la loro vicenda con un espediente narrativo particolarmente suggestivo in un intrecciarsi tra flash back e flash forward.

Descrive sia l’atmosfera di un tempo ingrato dove bestie e uomini avevano in comune la stessa quotidianità ovvero lo stesso destino, sia il rapporto tra Mario e Gianì che li vedeva estranei: «Si incrociavano nei campi e non si scambiavano neppure una parola». Fino al giorno in cui sarà necessario dimostrare di esserci al momento giusto e l’uno ci sarà per l’altro, come in un gruppo scultoreo. Senza retorica. Perché non erano eroi ma ragazzi che «combattevano una guerra armati di vecchi schioppi».

Un’ eredità da raccogliere per non lasciare che sagome di persone già in un buio crinale scivolino verso la dimenticanza. Un errore che la nostra generazione non si può più permettere. Per conoscere, capire e costruire un futuro di pace.
Antonino Sidoti

Cristiano Cavina
Fratelli nella notte
Feltrinelli., Milano 2017, pp 87, € 10

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