Pulizie etniche e uccisioni di massa, cosa lega la shoah alle foibe istriane?
Da sinistra Ferruccio Pallavera, Fertilio e Maggi, protagonisti dell’incontro di sabato sera coordinato dal Comune di Lodi

Pulizie etniche e uccisioni di massa, la tragedia delle foibe ricordata a Lodi

Doppio incontro nel weekend, con Ilsreco e Comune come organizzatori

Doppio incontro nel fine settimana a Lodi per ricordare l’orrore delle foibe. Venerdì in biblioteca su iniziativa dell’Ilsreco di Ercole Ongaro è intervenuto lo studioso Enrico Miletto, mentre sabato hanno preso la parola Dario Fertilio e il direttore de “Il Cittadino” Ferruccio Pallavera, coordinati dal vicesindaco di Lodi Lorenzo Maggi in sala Granata, dove è stato anche proiettato un filmato per ricordare le atrocità e le vittime delle foibe. «La tragedia delle foibe, gli imbuti carsici in cui vennero gettati, spesso ancora vivi, innocenti a migliaia per mano dei partigiani comunisti di Tito - ha sottolineato Fertilio - non deve essere ricordata con un cippo isolato nel giardino della memoria storica. Essa infatti accomuna i dalmati e gli istriani agli altri popoli vittime di genocidi e pulizie etniche nel secolo scorso». Fertilio, giornalista e scrittore italiano di origine dalmata, ha pubblicato innumerevoli saggi, romanzi e racconti, molti dei quali tradotti anche all’estero. A renderlo famoso, in particolare, le storie di italiani vittime del comunismo, dall’Urss alla Jugoslavia di Tito, al triangolo rosso dell’Emilia e Romagna. Durante il suo intervento ha ricordato che gli italiani che fuggirono dall’Istria, cacciati dal maresciallo Tito, furono 350mila, mentre è tuttora incerto il numero delle vittime delle foibe, che oscilla tra le 10 e le 25mila.

Il pubblico presente alla sala Granata

A rendere ancora più vivo il ricordo sono arrivate poi le parole inattese di un’anziana presente in sala: Giuseppina Lugnani, vedova Bologna, che ha raccontato di quando arrivò a Lodi, profuga dall’Istria. Le sue parole hanno sferzato l’aria quando ha narrato delle atrocità subite dalla sua famiglia, di uno zio ucciso e buttato nelle foibe, e di una sorella rinchiusa in prigione.

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