Quei capolavori che raccontano la Natività
Padre Andrea Dall'Asta nell’incontro alla Bipielle Arte di Lodi

Quei capolavori che raccontano la Natività

La lezione di padre Dall’Asta nella mostra “Dichiarazioni di pace” della Monsignor Quartieri

Di Annalisa Degradi

Lodi

È una cavalcata che attraversa secoli di rappresentazioni artistiche della Natività, quella proposta da Padre Andrea Dall’Asta, ospite sabato scorso dell’Associazione Monsignor Quartieri nel’ambito degli eventi collaterali alla mostra “Dichiarazioni di Pace”, in corso allo Spazio Arte BPL. L’analisi artistica di Padre Dall’Asta (direttore della Galleria San Fedele di Milano e docente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma) lega strettamente le considerazioni iconografiche alla riflessione teologica, a partire da quella sul significato storico e culturale della data del 25 dicembre, scelta per celebrare la nascita di Cristo.

Il pubblico all’evento della Monsignor Quartieri

«Questa data – dice Dall’Asta – si ricollega all’antico culto romano del Sol Invictus: è il giorno in cui si avverte sensibilmente che il sole riprende a vincere sulle tenebre. Così la figura di Cristo viene associata a quella del sole vittorioso: Gesù è il nuovo Apollo, che sconfigge la notte con la luce». E, dopo aver sottolineato altri due elementi significativi della Natività, ossia il manifestarsi di Cristo ai pastori (gli ultimi, gli emarginati) e ai Magi (i sapienti, la cui sapienza consiste nella consapevolezza di non sapere), l’analisi delle rappresentazioni artistiche della Natività prende le mosse da una celebre icona di Andrei Rublev, di cui Dall’Asta illustra i profondi significati simbolici, tipici del cristianesimo della Chiesa orientale: il fondo oro vuole significare l’irruzione della trascendenza nella contingenza della storia umana; il cuscino rosso a forma di labbra sul quale è adagiata Maria rappresenta il Logos; l’antro oscuro che fa da fondale alla nascita è il luogo della vita, della conoscenza, e allude anche agli Inferi.

Infine, il deserto, trasformato dalla nascita di Gesù in nuovo giardino dell’Eden. Da questa immagine, ricca di significati di non facile decifrazione, si passa poi a una serie di immagini più familiari alla memoria artistica dell’Occidente: dagli affreschi di Giotto, a esempi quattrocenteschi (Ghirlandaio, Giorgione, Botticelli, Leonardo), nei quali la Natività è collocata o in spazi naturali, o nella città; l’evento sacro è calato nei luoghi della quotidianità. Ma è solo con i quadri di Correggio, e soprattutto di Caravaggio, che il tema della nascita di Cristo acquista un’intensità emotiva del tutto moderna, grazie allo studio della luce. Nel quadro di Correggio «la carne si fa luce – dice Dall’Asta -: il corpo del Bambino è fonte di luce soprannaturale, e Maria è l’unica che riesce a fissare in essa lo sguardo». Nella Natività di Caravaggio, infine, il chiaroscuro assume il senso del confitto tra luce e tenebre, «il dramma della dialettica tra vita e morte. In questa lotta tra luce e oscurità si gioca il senso più profondo della vita umana».

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