In tv il Barbarossa delle polemiche

Lo storico: «Un film a tesi, che travisa la realtà»

Lucio D’Auria

Passi per Alberto da Giussano trasformato in una sorta di William Wallace padano, da una ricostruzione storica a dir poco approssimativa. Passi anche per le mura di cartongesso di “Mailand” (scritto proprio così su una carta geografica srotolata sul campo di battaglia). Passi anche per il Barbarossa che va dalla Germania alla Sicilia come se ci fosse l’autostrada e commenta «in mezzo c’è Roma malata e corrotta». Ma alla quarta inquadratura consecutiva in cui Alberto-Raz Degan, con tutta l’enfasi che ha in corpo e con pochissimo pathos, urla «libertà» come Braveheart sui campi di Scozia o come il senatur Bossi alle sorgenti del Po qualche dubbio inizia a balenare anche nello spettatore meno accorto.

Eccolo il Barbarossa delle polemiche il film diretto da Renzo Martinelli che approda sul piccolo schermo dopo aver fatto “infuriare” gli storici e i critici al primo passaggio nei cinema. E come già scrisse «Il Cittadino» ai tempi dell’uscita sugli schermi, davanti al film costato 30 milioni di euro con un robusto finanziamento dello Stato, annunciato kolossal dell’orgoglio leghista presentato davanti all’intero stato maggiore del Carroccio, diventa difficile mantenere il discorso allo stretto ambito cinematografico.

La rilettura storica offerta dal film (che Rai 1 trasmetterà domani e lunedì alle 21.10) aveva scatenato un vespaio di polemiche, prima fra tutte quella sollevata dallo studioso Franco Cardini, uno dei massimi esperti del Barbarossa. Dopo avere firmato nel 2004 un contratto di consulenza con la Martinelli Film, allo storico fiorentino era stato dato il benservito quando il regista si era accorto che le sue tesi non collimavano con quelle che il film doveva sostenere. «Sulla mia collaborazione è caduta la mannaia storico-politica - le parole dello storico, riprese a suo tempo dalla stampa nazionale -. Quello che si sta delineando è un film a tesi, che travisa la realtà storica. Federico I era un genio, un vero rivoluzionario. Invece nel film viene dipinto come un tiranno implacabile, un gioco politico sleale lo riduce a slogan di “Roma ladrona”». La replica da parte degli esponenti del Carroccio non si era fatta attendere: «La storia della Lega non ce la siamo inventata noi - rispose Angelo Alessandri, presidente federale della Lega -. Il Barbarossa fu un vero e proprio dittatore centralista e soffocatore di popoli». E anche il regista Martinelli, rifiutò categoricamente le accuse di film “leghista”: «È un’etichetta inopportuna e provocatoria, che offende non tanto me, come regista, ma tutti i miei collaboratori, tutti i grandi artisti che sono coinvolti in questo kolossal (in cui recitano Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak e F. Murray Abraham)».

Restando quindi negli stretti confini cinematografici va detto che Martinelli racconta un Barbarossa tiranno oppressivo, opposto ad Alberto da Giussano, personaggio leggendario (che a sentire gli storici potrebbe non essere nemmeno esistito realmente), che è il perno attorno a cui ruota la Storia riscritta da Martinelli. Tra scontri, lunghe galoppate a cavallo, scene un po’ pulp si assiste anche alla prima incursione di Alberto in terra lodigiana («i lodigiani intanto dormono...») prima che si inasprisca la scontro tra il popolo di Milano e il Barbarossa, e i comuni che lo appoggiano.

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