Voci del Po: suoni e colori della Bassa

Silvia Canevara

«Sarà uno spettacolo tutto dedicato ai suoni, ai colori e ai sapori caratteristici della Bassa Lombarda, fondato al 60% sulla musica dei Cantosociale, che per l’occasione hanno trascritto alcuni canti tramandati oralmente dalle mondine». Con una premessa così, uno si aspetta il solito pezzo di “teatro-nostalgia”, una rievocazione più o meno coinvolgente di quanto si stava bene una volta a vivere in cascina, le feste sull’aia, la campagna bucolica e compagnia bella... Ma le intenzioni di Vittorio Vaccaro sono altre e le sue Voci del Po non sono affatto l’eco di un paradiso perduto: hanno il timbro vivace del presente. Una bella sorpresa per gli spettatori seduti venerdì sera nel chiostro del liceo Verri, curiosi di assistere al debutto di questo spettacolo scritto dal regista lodigiano setacciando le pagine della letteratura moderna e contemporanea, a caccia di quegli autori di area lombarda particolarmente sensibili al fascino del grande fiume.

Manzoni e Ada Negri le penne più autorevoli, poi Antonia Pozzi, Cesare Zavattini, Ugo Cornia e altre firme meno note, il tutto condito dalla musica del trio folk Cantosociale, specializzato in rivisitazioni blues di vecchie canzoni, canti popolari, stornelli, filastrocche. La miscela funziona benissimo. Musica e recitazione si confondono l’una nell’altra fino ad acquisire una nuova sostanza, come due liquidi di diverso colore colati nello stesso recipiente: la seriosa ricetta del risotto alla milanese diventa facile da digerire se la si accompagna con una filastrocca cantata in dialetto; a Crapa Pelada, invece, tocca l’onore di introdurre un piatto di quadretti in brodo, serviti al posto dei tortellini sulla tavola delle signorine Nannini.

Vaccaro adegua la recitazione al tenore del testo: carezzevole quando interpreta le liriche della poetessa milanese Antonia Pozzi, istrionica quando racconta come nacque sua maestà il gorgonzola, divertita nel leggere di Saponetta e della sua leggendaria evacuazione, tratta da un racconto dello scrittore modenese Ugo Cornia. Nella piccola antologia dedicata al fiume c’è posto anche per Ada Negri e la sua Nel paese di mia madre: dai lievi versi della poetessa lodigiana traspare l’immagine di una terra in cui le rogge scorrono «fra alti argini, dritte, e non si sa dove vanno a finire», dove nascono «ponti di nebbia, che il vento solleva da placidi fiumi» e «il tramonto s’insanguina obliquo sui prati». Paesaggi che si incontrano di frequente seguendo il corso del Po - nel Lodigiano, a Cremona, a Mantova, giù fino a Comacchio e al ravennate. Il viaggio di Vaccaro non segue un itinerario geograficamente corretto, ma finisce comunque là dove il fiume si getta in mare, tra i fumi delle anguille pescate nelle valli salmastre. Immaginare il loro aroma fa venire l’acquolina persino al clielo: a pochi minuti dal termine dello spettacolo, quattro-gocce-quattro cadono sugli spettatori, illusi che un temporale sia in arrivo con un po’ di fresco. Niente da fare: Lodi, come scriveva Ada, «sotto la vampa d’agosto immobile sta».

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