Una famiglia “segregata” da nove giorni in casa
La famiglia di Codogno “segregata” in casa da nove giorni

Codogno, una famiglia “segregata” da nove giorni in casa

Immediata la segnalazione per lo stato febbrile di uno dei due figli ma i controlli tardano

Una famiglia di Codogno “segregata” in casa da nove giorni per la febbre durata 24 ore del figlio di dieci anni. «Lunedì abbiamo chiamato anche i carabinieri per presentare denuncia per sequestro di persona» sbotta Ilaria Bianchi, insegnante all’Anna Vertua Gentile e mamma di Gabriel, il figlio decenne che dopo un bagno nella piscina di casa con il fratellino due settimane fa, tra domenica 10 e lunedì 11 maggio ha manifestato la febbre. La donna ha chiamato la pediatra per sapere quale antibiotico fargli prendere, e di punto in bianco lei, il bambino, il figlio di sei anni, il marito e la madre pensionata si sono trovati blindati tra le mura domestiche. Tutta “colpa” del nuovo protocollo entrato in vigore proprio l’11 maggio che in caso di un sospetto contagio da Covid impone al medico di farne immediata segnalazione su un database regionale, con la precisazione che “il test diagnostico deve essere effettuato tempestivamente a far tempo dalla segnalazione”.

Peccato che a distanza di 9 giorni la famiglia non ha ricevuto alcuna convocazione per il test, e al contrario pur avendo attivato tutti i canali non ha ottenuto alcuna risposta. «Non è possibile che in Lombardia, dove abbiamo l’organizzazione sanitaria teoricamente migliore, si arrivi a rasentare il terzo mondo – commenta mamma Ilaria -. Ho inviato mail, ho fatto mille telefonate all’Ats, e chiunque chiamo mi dice: “Le apro una segnalazione”. Ma a chi? È possibile avere il numero di qualcuno che riceve queste segnalazioni? Sembra che ci sia un fantasma che gestisce il database». Per lei e i familiari situazione ala limite del sostenibile. Perché se la donna ha «continuato con la didattica a distanza, mio marito invece ha problemi lavorativi, e mia mamma che abita al piano di sotto ed è invalida al 100 per cento non ha potuto fare le sue visite. Per di più non avendo parenti a Codogno e non potendo muoverci ho attivato Esselunga on line ma nell’imminenza abbiamo dovuto chiedere agli amici. Chi è andato in farmacia a prendere il farmaco per il bambino, chi al Famila a farci la spesa».

E intanto i giorni passano e nessuno chiama. «Entro 48 ore dalla segnalazione dovevano fare il tampone al bambino e tempo 3-4 giorni dovevamo essere tutti liberi, ma non ci ha convocato nessuno. L’unica cosa certa è che dopo 14 giorni saremo liberi tutti tranne il sintomatico, finché non gli verrà fatto il tampone. Quindi vuol dire che se a mio figlio lo faranno a luglio resterà segregato fino a luglio?» domanda provocatoriamente la donna, esigendo che l’Ats prenda in carico il caso e sblocchi la situazione.

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