«Così ringrazio Codogno»
A sinistra Alma Neco, la 29enne albanese cresciuta a Codogno, con la collega Andriada Meta. Entrambe lavorano agli Spedali Civili di Brescia

«Così ringrazio Codogno, la città dove sono cresciuta»

La 29enne Alma Neco è uno dei medici arrivati dall’Albania e adesso lavora agli Spedali Civili di Brescia

Andrea Bagatta

Dall’Albania all’Italia per aiutare i colleghi medici in corsia contro il Covid-19. Non poteva dire di no, lei che aveva imparato a parlare e a camminare a Codogno, arrivata quando nemmeno aveva un anno con mamma e papà. Alma Neco, 29 anni, al quarto e ultimo anno di specializzazione in Anestesia e Rianimazione, lavora oggi nella terapia intensiva degli Spedali Civili di Brescia, giunta in Italia a fine marzo con il contingente albanese inviato in aiuto dei nostri sanitari.

La chiamata è arrivata il giovedì: il governo cerca volontari medici e infermieri. «Non c’è stato nemmeno il tempo di pensarci – dice Alma Neco -. Tramite il nostro servizio di Anestesia e Rianimazione all’ospedale Madre Teresa di Tirana è stata fatta circolare la proposta, e ho detto subito di sì. Il sabato ero già su un aereo diretto a Roma, perché gli aeroporti lombardi erano chiusi. Da lì ci siamo trasferiti il giorno dopo a Verona con un volo militare, e nel pomeriggio eravamo a Brescia in ospedale a prendere contatto e presentarci. Dopo il tampone, martedì eravamo già affiancati ai medici italiani in corsia, e dopo 7 giorni siamo ormai entrati nei turni regolari. È stato fatto tutto di corsa».

Nel venire in Italia come volontaria ha pesato la scelta professionale, ma soprattutto quella di cuore. «Sono nata a Milano nel 1991, mia mamma era arrivata in Italia incinta di me per raggiungere il papà, che era qui da qualche tempo – racconta Alma -. E pochi mesi dopo ci siamo trasferiti a Codogno, dove mio padre aveva trovato lavoro alla Brizzolari. Ho fatto l’asilo a Codogno, mi ricordo di quando andavo a casa della signora Antonia d’estate, che aveva una piscina gonfiabile nel cortile, e noi bambini non volevamo mai venire via. Ho tanti ricordi di piccoli episodi legati a quegli anni, e la mia famiglia ha avuto tanti amici che sono diventati amici per la vita. Quando abbiamo saputo dell’epidemia proprio a Codogno ci siamo interessati subito, e quando è scoppiata l’emergenza volevo venire in Italia ad aiutare, perché ho contatti al San Raffaele di Milano, dove ho fatto alcuni mesi di specializzazione. Ma a quel punto tutti gli ingressi in Italia erano già bloccati».

Il padre di Alma, Harillaq, era arrivato alla Brizzolari di Codogno tramite la Caritas, e nel giro di pochi mesi si era subito distinto per la sua serietà e la voglia di fare, tanto da diventare punto di riferimento anche per l’amministrazione comunale nei rapporti con la comunità albanese. A Codogno nacquero i due fratelli di Alma, oggi entrambi a Milano dove uno studia, l’altro lavora, ma nel 1996 la famiglia decise di tornare a Valona, dove mamma e papà, ingegneri, impiantarono un’attività commerciale proprio di nastri di decorazione. Macchinari e materie prime furono acquistati in via agevolata dalla Brizzolari, che così aiutò quell’uomo disponibile e volenteroso.

L’impresa a Valona funziona ancora, anche se negli anni ha cambiato un po’ pelle per stare dietro alle mode del mercato, e i contatti con Codogno non sono mai venuti meno. In questi giorni, saputo della sua partenza dall’Italia, diversi amici codognesi e della Bassa hanno scritto sulle sue pagine social per ringraziarla di quanto sta facendo. Per Alma è solo un modo di ricambiare un po’ della solidarietà ricevuta allora dalla sua famiglia. «Il mio è un modesto contributo, ma sarà utile per tutti: per l’Italia ora, per l’Albania e per me quando tornerò – continua Alma -. Lavoravo sui pazienti Covid-19 già all’ospedale Madre Teresa di Tirana. In Italia mi aspettavo di trovare una situazione di emergenza anche più grande, di medicina di guerra, invece il lavoro era già organizzato in maniera ottimale. Mi è stato spiegato che il caos c’era nelle prime settimane, poi hanno trovato le modalità operative migliori, e si lavora con grande organizzazione e fornendo il meglio delle cure possibili a tutti».

Oggi la sua vita è sospesa tra la terapia intensiva degli Spedali Civili di Brescia e la stanza di hotel proprio di fronte all’ospedale che condivide con la collega e amica Andriada Meta: «Come tutti non possiamo muoverci, nemmeno fare una corsa per scaricare un po’ la tensione – prosegue Alma -. Per allentare lo stress possiamo solo farci una bella doccia calda e vedere qualche film, ma va bene così. Mi spiace solo non poter vedere i miei fratelli che sono vicini, a Milano». Per quanto tempo, non lo sa. «Quando siamo arrivati abbiamo avuto un biglietto di sola andata, non so quando finirà il nostro periodo qui, ma ora non me lo chiedo – conclude Alma -. Codogno e l’Italia ci hanno dato tanto, oggi restituisco un poco di quello che posso». Con una promessa: quando tutto sarà finito, ripasserà da Codogno.

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