Da Lodi agli Usa in cerca di futuro, ma ora rischia di non sposarsi
Isaia Crosson, lodigiano di 33 anni, ora insegna in alcune classi universitarie

Da Lodi agli Usa in cerca di futuro, fugge da New York per rifugiarsi nell’Ohio VIDEO

La pandemia ha sconvolto la vita di Isaia Crosson, 33 anni, che ha discusso la tesi di dottorato alla Columbia University

Federico Gaudenzi

A settemila chilometri da qui, le emozioni che animano il cuore di Isaia Crosson sono le stesse dei suoi connazionali. Intervistato nei giorni scorsi, infatti, il 33enne lodigiano emigrato negli Stati Uniti esprime innanzitutto gratitudine e preoccupazione: «Devo ringraziare il cielo perché nessuno dei miei familiari e amici è stato vittima del virus. Né i miei amici newyorchesi, e nemmeno i miei amici e parenti a Lodi stanno male. È sicuramente un punto fermo che mi aiuta a essere positivo in mezzo a tutto questo, in mezzo alla sofferenza che tanti stanno vivendo».

Eppure, anche la vita di Isaia è stata sconvolta non poco dalla pandemia: il giovane lodigiano, infatti, stava concludendo il dottorato in Lettere classiche alla Columbia University, quando il Covid-19 ha iniziato ad aggredire il Lodigiano e l’Europa, quindi è arrivato negli Stati Uniti: «Mantenendo sempre i contatti con Lodi, ho capito subito che la situazione era più grave di quanto inizialmente si pensasse in America, così fortunatamente io e la mia fidanzata Anne ci siamo allontanati dalla metropoli, e agli inizi di marzo abbiamo raggiunto la casa dei suoi genitori, in Ohio. In questa contea, al momento, ci sono pochi casi positivi, e poche vittime. La situazione è sotto controllo, anche perché in campagna c’è un naturale distanziamento sociale che nella Grande Mela è impensabile. Gli stati federati hanno una grande autonomia decisionale sulle restrizioni: qualcuno, tra i cittadini, ancora sottovaluta il problema, ma d’altronde anche dal governo di Washington sono arrivate esternazioni che sminuiscono la portata della malattia, quindi è abbastanza comprensibile».

A quanto racconta, infatti, Trump avrebbe diffuso rassicurazioni sulla possibilità di avere controlli e ricoveri gratuiti anche per chi non è assicurato, eppure i dubbi rimangono: «A quanto pare ti fanno il tampone solo se sei molto grave, a meno che tu sia una star dell’Nba. Le differenze sociali qui sono molto marcate, e mi viene da pensare a tutti quelli che hanno già perso il lavoro dopo le prime restrizioni: a New York, infatti, non è ancora vietato uscire per strada, ma i viali sono praticamente vuoti, ristoranti e luoghi di aggregazione sono chiusi. Camerieri e barman, ad esempio, sono stati tutti licenziati. Io stesso ho fatto quel lavoro in passato, e so quanto sia dura rimanere a piedi da un momento all’altro».

Lo stesso Isaia, peraltro, si sta muovendo per cercare lavoro: «Ho discusso la tesi di dottorato settimana scorsa, ovviamente online, e con la didattica a distanza insegno ancora in una classe in Columbia fino a questa estate. Pensare al dopo è difficile, perché la nazione è praticamente bloccata e in attesa. Le università per il momento si sono regolate con la didattica online, anche se c’è da gestire la questione delle rette: in America sono molto salate, e tante famiglie hanno chiesto che almeno una parte venga restituita, visto che i campus sono chiusi».

Un’altra angoscia che pesa sul futuro di Isaia è legata invece alla situazione italiana: «Io e Anne avevamo già programmato il nostro matrimonio, a luglio, sul lago di Como. Si potrà fare? E, nel caso, i parenti americani riusciranno a venire? Vedremo. Intanto, non posso che fare i migliori auguri alla Lombardia e a Lodi, che superi quanto prima questo momento di grande difficoltà».

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