«Virus molto aggressivo, sono stati giorni duri»
Il prefetto di Lodi, Marcello Cardona, è tornato in città lo scorso mercoledì pomeriggio dopo il ricovero in ospedale

Marcello Cardona: «Virus molto aggressivo, sono stati giorni duri»

Parla il prefetto di Lodi dopo il ricovero in ospedale

Lorenzo Rinaldi

L’appuntamento telefonico è per le 11.30 del venerdì. Il prefetto di Lodi Marcello Cardona risponde con la solita cordialità e accetta di riflettere sui giorni della battaglia al coronavirus e sull’impegno straordinario di un territorio, il Lodigiano, che prima e più di altri ha pagato un prezzo altissimo. Impossibile però non partire dall’aspetto umano: il prefetto, risultato positivo al Covid, è rientrato a Lodi mercoledì nel tardo pomeriggio dopo il ricovero all’ospedale San Raffaele. «Ora sto bene, sono guarito e i tamponi sono fortunatamente negativi. Devo recuperare le forze ma sono a casa, in famiglia, ho ripreso anche il lavoro. Tutto mi ha aiuta anche se, ammetto, sono stati giorni molto intensi dal punto di vista umano in ospedale perché il virus aggredisce in modo forte e repentino e le norme prevedono un completo isolamento, senza la possibilità di contatti con i familiari».

Inevitabile dunque non pensare ai primi giorni, «una settimana di febbriciattola e poi la situazione è divenuta critica in poche ore e devo ringraziare il dottor Paglia e il dottor Cipolla dell’ospedale di Lodi e il professor Zangrillo del San Raffaele per essere intervenuti in tempo. Negli ospedali si vive una realtà drammatica, ma la nostra struttura sanitaria è incredibile e, dopo averlo sperimentato in prima persona, posso dire che se non avessimo avuto un sistema ospedaliero come il nostro i morti sarebbero stati di molto superiori a quelli che già stiamo purtroppo piangendo».

Il pensiero torna poi alla fine di febbraio, ai giorni dal 20 in poi, quando l’emergenza ha colpito il Lodigiano (primo territorio in Italia) e sono arrivate la decisioni sulla Zona rossa. «Per prima, la nostra provincia, ha vissuto questo fenomeno. Un vero dramma nel quale posso dire tutti si sono spesi, medici, infermieri, forze dell’ordine, prefettura e non dimentico la costanza del ministro dell’Interno Lamorgerse e del ministro della Difesa Guerini per organizzare la Zona rossa nei dieci comuni della Bassa insieme alla prefettura, giorno e notte». «Il Lodigiano - riflette ancora il prefetto - ha pagato un prezzo altissimo ma allo stesso tempo è quello che con maggior determinazione ha messo in campo dispositivi di protezione e isolamento che hanno consentito di ottenere, nella Zona rossa, i primi risultati positivi in Italia in termini di contenimento del contagio».

Ma cosa ricorda il prefetto dei primi giorni? «Ho una fotografia nitida, molto ampia. Non possiamo dimenticare che siamo stati investiti da un minuto all’altro da un fenomeno di dimensioni enormi, di cui fino a quel momento avevamo avuto notizie solo dalle televisioni e dai giornali perché era riconducibile a una regione della Cina. Un fenomeno la cui diffusione nel nostro paese non era prevedibile per tempi, modi e dimensioni. Una situazione gravissima, che per prima ha toccato il Lodigiano: in poche ore gli apparati dello Stato e della Regione si sono dovuti organizzare e credo che tutto sia stato fatto con competenza, determinazione e professionalità. È chiaro che - vista a posteriori - alcune situazioni potevano essere gestite meglio, ma non dimentichiamo che negli ultimi giorni di febbraio il Lodigiano ha fatto i conti con una situazione imprevedibile. Abbiamo risposto con determinazione, anche se, lo ammetto, oggi il cruccio è soprattutto per i morti e per le loro famiglie. Ed è un cruccio, vista anche la mia esperienza personale, che mi porterò dentro per sempre».

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