Coronavirus, si tira il fiato: da 120 a 30 i nuovi accessi

In pronto soccorso a Lodi da 120 a 30 gli accessi

In un mese gestiti mille pazienti, l’ordine dei medici segnala che si è fermato l’accesso indiscriminato: «In molti fanno la lastra e poi si curano a casa»

Cristina Vercellone

Calano gli accessi dei pazienti con sospetto coronavirus, in pronto soccorso, all’ospedale Maggiore di Lodi.

Da 120 a 30 i nuovi casi in corsia

Da circa 120 accessi al giorno, effettuati all’inizio dell’epidemia, si è scesi a 70/80 e negli ultimi 2 giorni, venerdì e sabato, a un numero di circa 30 al giorno. In totale, in questo mese, il pronto soccorso del Maggiore ha gestito un migliaio di malati affetti da Covid-19. In questi giorni, sono diventati più fluidi anche i ricoveri: sono nella misura di circa 20 al giorno. I letti sono sempre costantemente pieni al Maggiore, ma i trasferimenti avvengono anche negli altri ospedali della Lombardia. Secondo i primi riscontri degli esperti, il picco dei contagi, nel Lodigiano, si è registrato il 13 marzo. Ora le dita sono incrociate perché la situazione possa migliorare.

Esami dei tamponi in corsia

Anche il laboratorio del centro trasfusionale dell’ospedale Maggiore ha incominciato a processare i tamponi. Gli operatori lavorano a ritmo incessante per dare una mano, insieme ai tre laboratori lombardi e al Parco tecnologico padano, che si è aggiunto in queste ore, a processare i test. Una circolare del ministero della Salute del 23 marzo, infatti, dice che è «corretto che il personale sanitario esposto, in corsia, venga sottoposto a tamponi» e che è «indispensabile effettuarli, in maniera sistematica, anche agli operatori delle case di riposo». In queste ore, le opposizioni in consiglio comunale, hanno chiesto al Broletto di intervenire perché vengano effettuati i tamponi a Santa Chiara. «Purtroppo - dicono - chi amministra la nostra città, ad oggi, non ha di fatto intrapreso alcuna azione in tal senso. Speriamo che questo stato di afasia finisca e che anche Lodi possa avere una sindaca e un vice sindaco all’altezza della situazione che stiamo vivendo».

Diagnosi con le lastre

«Gli accessi in pronto soccorso probabilmente - annota il presidente dell’ordine dei medici Massimo Vajani - sono diminuiti perché ci sono i nuovi ambulatori per le lastre. Noi mandiamo i pazienti, con i sintomi, a fare la lastra, dopo la diagnosi vengono inviati a casa e seguiti qui. Prima c’era un accesso indiscriminato al pronto soccorso. Ho incontrato pazienti che avevano un leggerissimo affanno, senza tosse e febbre. Dalla lastra è emersa una polmonite bilaterale interstiziale. La diagnosi è state effettuata senza tampone, sono tornati a casa e curati a domicilio. Le telefonate sono un po’ diminuite, c’è una maggior presa di coscienza da parte delle persone. All’inizio chiamavano perché avevano starnutito una volta. L’efficacia dei farmaci è ancora soggettiva. In alcuni casi danno ottime risposte, in altri meno».

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