«La Regione autorizzi il Parco tecnologico all’esame dei tamponi»
A Bologna un automobilista mentre viene sottoposto al tampone

«La Regione autorizzi il Parco tecnologico all’esame dei tamponi»

L’appello dei sindaci del Lodigiano: «Per far emergere i casi positivi»

Andrea Bagatta

Un’onda sommersa di migliaia di casi positivi al coronavirus nel Lodigiano, «per farla emergere si eseguano i tamponi almeno ai casi sintomatici ora tenuti e curati a casa e si autorizzi il laboratorio del Parco Tecnologico Padano di Lodi». È la richiesta dei sindaci del territorio al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, all’assessore al welfare Giulio Gallera e al direttore dell’Ats Città Metropolitana Walter Bergamaschi, già formalizzata in una comunicazione inviata dal primo cittadino di Borghetto Giovanna Gargioni, referente dei sindaci lodigiani nel consiglio di rappresentanza dell’Ats.

La richiesta negli ultimi giorni arriva da più parti: autorevoli voci, come quella del professor Massimo Galli, primario di Malattie Infettive al Sacco di Milano, o di tanti medici di base in prima linea a combattere il coronavirus casa per casa, ma anche dai semplici cittadini e da tanti amministratori. Il sospetto più che fondato è che i molti malati a domicilio, con febbre alta e sintomi tipici del Covid-19, siano effettivamente dei positivi «nascosti» ai dati ufficiali. E in quanto non presi in carico da Ats, anche se quasi sempre trattati come Covid positivi, da una parte non entrano nelle statistiche e nei dati ufficiali, inquinando la visione d’insieme, dall’altra rimangono dei potenziali diffusori del virus se non osservano in maniera iper-rigorosa le prescrizioni sanitarie (a partire dall’isolamento verso i conviventi), dal momento che non hanno un controllo sanitario continuo 24 ore su 24. Senza considerare la dolorosissima esperienza dei decessi che avvengono a domicilio.

La posizione di Regione Lombardia è nota: seguite le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, tutti i casi sospetti anche domiciliari trattati come Covid positivi, e dunque «il problema non è fare o non fare il tampone». Ma i sindaci lodigiani non la pensano così, supportati anche da molti medici di base. «La questione è che però i tamponi non sono fatti nemmeno ai sintomatici né ai loro familiari, e dunque il rischio è quello di non riuscire a contenere il contagio – spiega Giovanna Gargioni -. Se il problema è il sovraccarico di lavoro dei laboratori per l’esecuzione dei test, abbiamo dato anche una soluzione, che è quella di autorizzare il laboratorio nel Parco Tecnologico Padano, in grado di lavorare fino a 1000 tamponi al giorno. Non si tratta di avere statistiche più veritiere, ma di avere certezze per chi lavora in prima linea, i medici di base, e poter circoscrivere la diffusione del virus. Esperienze di altri territori come il Veneto dimostrano che sapere esattamente chi è positivo permette di definire e contenere il contagio».

Inoltre, come testimoniano da una ditta privata della Bassa che importa dispositivi medici, dalla Cina sono disponibili anche i mini-kit rapidi di autodiagnosi, che permetterebbero di avere risultati molto più veloci e a prezzi molto contenuti. Ma ancora non è chiaro al proposito l’orientamento delle autorità sanitarie. Il kit è già commercializzato in altri Paesi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.