Casa di riposo, l’ira dei sindaci: «Nessuno ci ha informato»
Alla casa di riposo di Mombretto si sono già verificati 52 decessi

52 morti in casa di riposo a Mediglia, l’ira dei sindaci : «Nessuno ci ha informato»

Lettera aperta di 14 primi cittadini a Regione, Ats e Asst sulla situazione alla Rsa

Barbara Sanaldi

Risposte chiare e puntuali, informazioni corrette e tempestive, e un coinvolgimento rispettoso della «complessità della situazione». È una presa di posizione netta e decisa quella dei 14 sindaci dell’area omogenea sud-est Milano (Carpiano, Cerro, Colturano, Dresano, Mediglia, Melegnano, Pantigliate, Paullo, Peschiera, San Donato, San Giuliano, San Zenone, Tribiano e Vizzolo) che questa volta hanno indirizzato una lettera aperta a Gianfranco Bordonaro, della Residenza Borromea di Mediglia, a Walter Bergamaschi, Ats Milano, Maurizio Bersani, Asst Martesana Melegnano e a Giulio Gallera, assessore regionale al welfare.

Tema della comunicazione, la drammatica situazione della Rsa di Mombretto di Mediglia dove, scrivono i sindaci, «a oggi 52 persone hanno perso la vita. La velocità con cui sono avvenuti tutti questi decessi ha creato in tutte le nostre comunità un serio sentimento di preoccupazione: perché noi sindaci - scrivono i 14 primi cittadini - non siamo stati informati? Perchè le famiglie degli ospiti, i dipendenti, i fornitori non sono stati informati?». Domande pesantissime, motivate dalla consapevolezza che «una struttura di questo genere ha rapporti complessi con il territorio in cui è insediata, è un nodo delicato e sensibile di moltissime interconnessioni, potenziale acceleratore di diffusione del virus», che sono alla base della richiesta di ulteriori chiarimenti. I sindaci chiedono infatti «cosa è stato fatto per isolare i primi casi sintomatici e per evitare la propagazione del virus tra gli ospiti?». Domanda che trova però un’amara constatazione dal momento che «l’impressione, visti i numeri, è che non tutti i protocolli e le procedure siano stati rispettati». I sindaci esprimono così una forte preoccupazione, e chiedono con forza di essere messi al corrente della reale situazione. Ai destinatari della lettera aperta viene quindi chiesto di fornire «l’elenco del personale sanitario e non operante all’interno della struttura, l’elenco di quanti operano in qualità di fornitori, di tutte le persone cui è stato consentito entrare dal 23 febbraio, giorno in cui sono stati segnalati i primi casi sintomatici», e una «descrizione della situazione interna riferita ad oggi e strategie messe in atto internamente ed esternamente alla struttura per curare le persone infettate e per contenere la diffusione del virus». Dati e informazioni che «saranno da noi trattati secondo le vigenti norme sulla privacy», ma che risultano necessarie «per superare il clima di timore e sgomento che si è venuto a creare nei nostri comuni dovuto anche dalla mancanza di informazioni».

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