Il dottor Mussida risponde alla chiamata degli ospedali
Il dottor Mariano Mussida

Il dottor Mussida risponde all’appello e a 66 anni torna a lavorare in ospedale

Il professionista di Casalpusterlengo si è messo a disposizione dell’Asst di Lodi

Luisa Luccini

Ha già fatto tutti gli esami preliminari e oggi completerà le ultime visite necessarie. Dopo di che il dottor Mariano Mussida tornerà a disposizione degli ospedali lodigiani, di nuovo in campo dopo aver risposto all’appello lanciato dall’Asst di Lodi per medici ed infermieri a supporto dell’attività sanitaria in queste settimane di emergenza da Covid 19.

«Qualcuno penserà che sono pazzo, che a 66 anni è rischioso, che questo virus è tremendo e non sappiamo come si comporta. Ma la mia storia e la mia indole sono da sempre fatte di disponibilità a collaborare e di solidarietà. Mi sembra giusto dare il mio contributo».

Stimato professionista di Casalpusterlengo, una attività ospedaliera terminata nel 2015 dopo quarant’anni di professione negli ospedali di Codogno e Lodi, Mussida (che prosegue la sua professione in studio e presso una clinica piacentina), sa bene che la sua decisione trova forza aggiuntiva anche dalle sue ultime vicende di vita. Sua moglie, la dottoressa Clara Lusardi, è tornata a casa pochi giorni fa, guarita dal coronavirus dopo un lungo ricovero a Pavia. «Tre settimane di angoscia, senza poter visitare e aiutare mia moglie, col dubbio ad ogni telefonata non risposta di non poterla più risentire – ricorda -. Per me che ho lavorato quarant’anni in ospedale in reparti intensivi della cardiologia, ma anche con Pronto soccorso e 118, il non poter far niente per lei e anche per gli altri, chiuso in casa in quarantena, è stato terribile».

Fortunatamente la dottoressa Lusardi ora sta bene ma Mussida ricorda bene l’ansia provata anche prima del ricovero della moglie. «La febbre e i sintomi, le chiamate ai numeri di emergenza – sottolinea -. Un dramma comune ai tanti che si sono trovati in questa situazione e che dovremmo aiutare non solo con i medici curanti ma anche con servizi sanitari regionali. Penso alle assistenze sanitarie, ai supporti psicologici, ai controlli a domicilio con equipe protette nei casi più gravi indicati dai medici di famiglia». Su questi ultimi Mussida non ha dubbi: «Hanno dato tanto, alcuni anche la vita. Tra loro ci sono anche dei cari amici, come Giuseppe Borghi, amico dall’infanzia, o Ivano Vezzulli, che ricordo forte nel fisico e nel morale. E poi Marcello Natali o il medico di Pizzighettone Rosario Gentile».

A giorni Mussida donerà il suo plasma, un gesto concreto da parte di questo medico che ha fatto volontariato per trent’anni come direttore sanitario della Croce Casalese, collaborando con l’Avis di Casale e gli Special Olympics per i controlli nello sport ai ragazzi disabili.

Adesso c’è la risposta all’Asst di Lodi. «Faccio un appello perché giungano gli aiuti e le protezioni necessarie al personale dei nostri ospedali. Come Manzoni diceva di Don Abbondio, il coraggio “uno non se lo può dare” ma invito tutti, specie nei servizi pubblici essenziali, a far la propria parte, senza farsi prendere dal panico ma con le norme di prevenzione che ben conosciamo. Per dare il giusto cambio a chi è stato impegnato finora».

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