«Ho avuto contatti con 150 pazienti: da un mese aspetto l’esito del tampone»
Il dottor Ezio Scarpanti

«Ho avuto contatti con 150 pazienti: da un mese aspetto l’esito del tampone»

Ezio Scarpanti, medico dell’Inps nell’ex “zona rossa” è allibito: «Gli operatori sanitari dovrebbero essere i primi a sapere»

Laura Gozzini

Da un mese aspettano l’esito dei tamponi. Professori, medici, infermieri. E in molti si sono rassegnati a non saperlo mai. «Il tampone sembra sparito. Chiamo, vanno a vedere, e mi dicono “non lo vediamo neanche a terminale” oppure che “è stato congelato”. Mi sembra veramente scandaloso».

Il dottor Ezio Scarpanti è il medico dell’Inps della “zona rossa”, colui che nelle settimane precedenti la scoperta a Codogno del paziente 1 positivo al Covid-19, è «venuto in contatto con almeno 150 persone – spiega -. Facendo il medico fiscale sono andato a casa di tutte persone malate e ho chiesto io di fare il tampone, ma a parte il fatto che dal 22 febbraio sono passati 5 giorni per avere la possibilità di farlo, da giovedì 27 quando mi è stato fatto non ho mai ricevuto l’esito».

Un limbo che per senso di responsabilità ha suggerito al medico di evitare contatti con famigliari e pazienti. «Fortunatamente non ho sintomi, sto bene, ma per un fatto di serietà nei confronti di chi incontro, ho sospeso l’attività di medico professionista e smesso di vedere i famigliari – osserva -. Penso che medici e personale paramedico siano i primi che dovrebbero essere sottoposti a questo tipo d’indagine e invece oltre a dover essere io a rincorrere per poterlo fare, non se ne sa più nulla. Non capisco, sono allibito».

Come lui tanti colleghi. «Ho fatto dei video e li ho postati su Facebook e mi dicono che molti infermieri che hanno fatto il tampone il giorno 25 non hanno avuto un esito. Vedere poi calciatori e persone del mondo dello spettacolo che hanno i risultati del tampone, e medici che non sono stati neanche sottoposti al test, mi sembra una superficialità».

A fare i conti con il ritardo nell’invio degli esiti è anche l’istituto Tosi di Codogno. Su 200 eseguiti tra studenti, docenti e personale educativo solo una decina però non l’hanno avuto, e il preside Antonello Risoli riflette: «Tra martedì 25 e giovedì 27 abbiamo fatto circa duecento tamponi, sicuramente un’azione importante e tempestiva dell’Ats nella situazione di emergenza in cui si è trovata. Mi sarei preoccupato se fosse stato abbandonato qualcuno con la febbre a 39 o la polmonite in corso, ma non me ne risulta neanche uno. E nel caso di un educatore risultato positivo, che non ha la famiglia d’appoggio qui, i bidelli si sono mossi per dare il massimo supporto e così il medico del convitto. Il Tosi è riuscito anche in questo a fare rete».

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