La sfida del San Raffaele
Il nuovo reparto

CORONAVIRUS La sfida del San Raffaele

Operativo da oggi il nuovo reparto di terapia intensiva finanziato dalla raccolta fondi Ferragni-Fedez, intanto si pensa già a una seconda unità

Giulia Cerboni

Realizzato con una corsa contro il tempo di soli 10 giorni, oggi entrerà in funzione il nuovo reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano: sarà un punto di riferimento per i pazienti affetti da Covid-19 del capoluogo lombardo e del Sudmilano. Grazie alla colletta lanciata un paio di settimane fa dalla coppia Chiara Ferragni e Fedez, con cui sono stati raccolti oltre 4 milioni di euro, il nosocomio del Gruppo San Donato ha così a disposizione 14 nuove postazioni di terapia intensiva che hanno portato a quota 42 i ventilatori polmonari per i pazienti intubati in dotazione della stessa struttura ospedaliera. La nuova area attrezzata è stata creata nella tensostruttura che copre il campo sportivo dell’Università Vita-Salute San Raffaele dove un’impresa ha lavorato a ritmo serrato.

Appena raggiunto il primo obiettivo, si prospetta già un nuovo investimento per trasformare anche la seconda tensostruttura esistente in un ulteriore padiglione per la rianimazione che sarà in grado di accogliere altri 10 pazienti intubati. L’annuncio è arrivato ieri dal professor Alberto Zangrillo, primario dell’Unità operativa di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare del San Raffaele. «Grazie alle tante straordinarie donazioni - ha spiegato, domani (oggi per chi legge, ndr) possiamo ricoverare i primi pazienti nella nuova unità di terapia intensiva altamente tecnologica. Intanto sono partiti i lavori per allestire anche una seconda unità: con l’aiuto di tutti possiamo farcela».

Mostrandosi soddisfatto del risultato che è stato raggiunto in tempi record, Zangrillo rivolge quindi «un sentito ringraziamento agli operai e ai tecnici che hanno lavorato senza sosta», oltreché un plauso ai suoi collaboratori per l’impegno che dedicano ogni giorno all’emergenza sanitaria che sta scuotendo la Lombardia. Risale ad una quindicina di giorni fa l’avvio di una collaborazione tra il Gruppo San Donato e l’ospedale di Lodi che era ormai arrivato al collasso. Zangrillo aveva accompagnato personalmente in ambulanza i primi malati che, attaccati alla ventilazione polmonare, erano stati trasportati al San Raffaele, in modo tale da liberare delle postazioni per le continue nuove urgenze che si presentavano al pronto soccorso.

Ora che i virologi stanno mostrando grosse apprensioni per l’incremento di casi registrati nei comuni di Milano e provincia, gli ospedali di Rotelli di stanno dunque preparando a potenziare la risposta sanitaria sia in termini di terapia intensiva, sia di reparti dedicati al Covid-19. In particolare, presso il Policlinico San Donato ci sono già 220 pazienti ricoverati con ulteriori prospettive di una nuova estensione degli spazi.

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