Il dottor Pavesi al “New York Times”: «Non ho mai visto nulla del genere»
Il dottor Marco Pavesi del Policlinico San Donato

Il dottor Pavesi al “New York Times”: «Non ho mai visto nulla del genere»

L’anestesista del Policlinico di San Donato illustra sull’edizione online del quotidiano statunitense la grave situazione senza perdere la speranza

Marco Pedrazzini

«Sono un dottore in Italia. Non abbiamo mai visto nulla del genere». La battaglia italiana contro il coronavirus è arrivata ieri con questo titolo sull’edizione online del “New York Times”. Il lungo articolo, nella sezione Opinion, è firmato dal dottor Marco Pavesi del Policlinico di San Donato.

«Sappiamo come rispondere a incidenti stradali, deragliamenti di treni e persino terremoti – scrive -, ma un virus che ha ucciso così tanti, che peggiora ogni giorno che passa e per il quale una cura o addirittura un contenimento sembra distante? No. Pensiamo sempre alla calamità come qualcosa che accadrà lontano da noi. Questa volta è successo qui, a noi. Ai nostri cari, ai nostri vicini, ai nostri colleghi».

L’anestesista descrive poi la realtà dell’Irccs sandonatese. «Tutti gli interventi programmati sono stati rinviati. I letti di terapia intensiva sono stati affidati al trattamento dei pazienti con coronavirus. L’ospedale ha creato nuovi posti di terapia intensiva convertendo sale operatorie e sale per anestesia. I miei colleghi, al Policlinico e in tutto il Paese, mostrano un grande spirito di sacrificio. Si è ipotizzato che i medici potrebbero essere costretti a decidere chi trattare, lasciandone alcuni senza cure immediate. Non è la mia esperienza: tutti i pazienti del mio ospedale hanno ricevuto le cure di cui hanno bisogno. Ma potrebbe non durare».

Il racconto prosegue. «Come anestesista dedicato alle emergenze chirurgiche, non ho avuto molti rapporti diretti con pazienti affetti da coronavirus. Ma c’era un uomo anziano in condizioni delicate, avrebbe dovuto rimuovere un tumore. L’intervento è proceduto normalmente. Era a metà febbraio. Una settimana dopo iniziarono a manifestarsi i sintomi rivelatori: febbre alta, tosse. In breve tempo, la polmonite. Ora è in terapia intensiva, intubato e in condizioni critiche. È uno dei tanti che sono diventati un numero senza nome, uno di quelli che rappresentano il peggioramento della situazione».

Pavesi conclude però con parole di fiducia. «Spero che l’inizio della fine di questo focolaio sia presto, ma sapremo che arriverà solo se e quando le infezioni inizieranno a diminuire. La calma risposta della popolazione alle regole restrittive imposte dal governo, l’esperienza acquisita nella gestione dei pazienti critici e le voci su nuovi trattamenti per l’infezione, sono motivi di speranza».

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