«È dura, si fa molta fatica e non solo a livello fisico per arginare un evento che non immaginavamo»
Predabissi: il dottor Giovanni Marino

«È dura, si fa molta fatica e non solo a livello fisico per arginare un evento che non immaginavamo»

Parla Giovanni Marino, responsabile del dipartimento anestesia-rianimazione del Predabissi

Barbara Sanaldi

iGli occhi si intravvedono dietro la doppia mascherina e lo schermo degli occhiali, il sole colpisce e costringe a schermarsi come chi non è abituato da tempo alla luce intensa. E quando chiedi come ci si senta ad affrontare un’emergenza senza precedenti, quasi si schermisce: «Lavoriamo 18 ore al giorno, quasi non si vede più il mondo esterno». Perchè Giovanni Marino, direttore del dipartimento di anestesia e rianimazione dell’ospedale Predabissi, è uno dei sanitari da giorni letteralmente in trincea, impegnato in una battaglia per affrontare una situazione che «è critica, solo così possiamo definirla».

Marino accetta di raccontare quello che sta succedendo nei suoi reparti, pochi minuti strappati a quel lavoro che «da quasi un mese ci vede tutti, nessuno escluso, impegnati a fronteggiare un’emergenza che certo non immaginavamo di vivere». Marino non è nuovo ad eventi duri, il suo è un reparto che affronta quotidianamente le patologie più gravi, ma oggi, davanti alla violenza con la quale il virus “Sars-CoV-2” ha colpito e colpisce non ha difficoltà ad ammettere che «è dura, si fa molta fatica e non solo a livello fisico, per tentare di arginare un evento che ha richiesto e richiede sforzi enormi. Basti pensare che abbiamo dovuto triplicare i posti disponibili in rianimazione, al Predabissi siamo passati dai 5 abituali agli attuali 17. Abbiamo dovuto rivoluzionare l’intero assetto dell’ospedale e sottoporci, tutti, medici, infermieri e personale ausiliario, a turni di 12 e più ore».

Un tour de force massacrante che non sembra destinato a mitigarsi in tempi brevi. Non è ottimista Marino, che spiega come «al momento, guardando agli arrivi quotidiani, non ci sembra che ci siano riduzioni. Vero – dice ancora, forse con un pizzico di voglia di speranza – stiamo ancora vivendo l’onda lunga dei contagi pre-restrizioni. Se siamo fortunati, il grosso del contagio potrebbe essersi interrotto a partire da sabato scorso, e allora nei prossimi giorni potremo cominciare a vedere gli effetti. Se siamo fortunati», ripete scuotendo la testa. Nel frattempo, quello che è il reparto più sottoposto a stress continua a macinare turni e operatività. Dei malati, di chi lotta per contrastare gli effetti del Covid-19 e di chi soccombe il dottor Marino non parla, forse troppo doloroso anche per chi con sofferenza e morte ha a che fare da tutta la vita, ma racconta del dolore e dell’emozione profonda che si vive ogni giorno «nella gestione dei familiari dei malati, persone che stanno vivendo drammi e con i quali possiamo avere solo contatti telefonici, una difficoltà in più da affrontare e gestire con persone lontane con le quali si costruiscono legami forti» anche perché, conclude con un pizzico di emozione che le mascherine non riescono a nascondere del tutto, nonostante dolore, ansia e paure che vivono «ci fanno sentire partecipazione, solidarietà e comprensione».

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