L’INTERVENTO Contagio del dipendente Bpm, la ricostruzione dei sindacati

L’INTERVENTO Contagio del dipendente Bpm, la ricostruzione dei sindacati

Un comunicato sull’episodio che ha coinvolto la sede centrale di Lodi

Lodi

«Nella giornata di mercoledì 26 febbraio, un lavoratore dell’unità operativa di Lodi, precisamente nell’immobile sito in Via Polenghi Lombardo13, è stato segnalato “positivo” al tampone Coronavirus Covid19.

La notizia ha determinato molta paura fra gli oltre 500 lavoratori dell’unità medesima essendo Lodi in prossimità della “zona rossa”

Gli RLS competenti per territorio, si sono attivati già nella serata stessa, interpellando l’ATS competente, al fine di avere un parere vincolante circa l’applicazione di quanto previsto dal Decreto Ministeriale nel caso di lavoratori venuti a contatto con soggetti risultati contagiati e già sottoposti a quarantena, al fine di ridurre l‘eventuale divulgazione del virus.

Le ATS coinvolte sono state tre, quella di Lodi, dove svolgeva la sua attività lavorativa il collega, quella di Milano 1, in quanto sede competente e quella Valpadana, quale competente per territorio di residenza del collega stesso.

Vi trasmettiamo di conseguenza l’esito di questo intervento che ha portato in data 27 febbraio alla seguente determinazione : ……”esaminata la situazione del vostro ufficio, al momento i contatti diretti della persona positiva, che lavorano nello stesso ufficio, devono essere inviati al proprio domicilio. Indicazioni ulteriori, scaturiranno dalla conclusione dell’inchiesta epidemiologica in corso dalla ATS competente. Per i lavoratori che non hanno avuto un contatto diretto col collega il cui tampone è risultato positivo, non sono previste limitazioni o misure di precauzione specifiche, pertanto possono proseguire la normale attività”.

Al fine di meglio definire il concetto di open-space e dei relativi lavoratori interessati al provvedimento che vi lavorano, gli RLS hanno richiesto alle ATS di meglio specificare il perimetro di applicazione per le conseguenti applicazioni di legge.

La risposta è arrivata nel primo pomeriggio di oggi e la riportiamo fedelmente: ........ “Considerando la vostra organizzazione, in via precauzionale l’open space può essere considerato come unico ufficio. Quindi, la misura di invio al domicilio dei lavoratori può provvisoriamente riguardare tutti i lavoratori del predetto ufficio”.

Considerata quindi la risposta dell’ATS e la successiva precisazione, le OOSS invitano tutti i lavoratori che operano nell’ex “acquario”, a comunicare all’azienda l’intenzione di restare presso la propria residenza/domicilio in regime di “quarantena” in linea con quanto disposto dalle autorità competenti.

Tutti gli altri colleghi che, nel corso delle ultime settimane, sono stati a diretto contatto col collega ma non lavoravano nello stesso ufficio, inteso come open space, sono invitati a fornire tutte le informazioni a :

sorveglianza.sanitaria@bancobpm.it

Le OOSS ringraziano tutti i colleghi di Lodi per aver trasmesso le informazioni utili in tempo reale, per avviare tutti gli approfondimenti del caso e dirimere qualsiasi interpretazione difforme da quella adottata dall’autorità sanitaria competente.

Purtroppo questi episodi potrebbero ripetersi ma sin d’ora riconfermiamo l’impegno di TUTTE le OO.SS. presenti sulla piazza, ad attivarsi immediatamente, in accordo con gli RLS competenti per territorio, per offrire tutte le risposte possibili a qualsiasi dubbio/preoccupazione del caso.

Ci auguriamo che l’azienda attui quanto disposto dall’ATS e metta in condizione i lavoratori degli altri piani di Bipielle City di poter lavorare in modalità Smart working.

COORDINAMENTI GRUPPO BANCO BPM

FABI - FIRST/CISL - FISAC/CGIL - UILCA - UNISIN

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